consigli di lettura, recensione

TRASH: PARLIAMO DI RIFIUTI

Re Mida trasformava in oro tutto quello che toccava. Noi, più modestamente lo trasformiamo in rifiuti. Ma se fossero preziosi anche quelli?”

Cattura

Questa è la premessa su cui si fonda Trash – tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti scritto da Piero Martin – fisico e divulgatore scientifico, professore all’Università di Padova – e Alessandra Viola – giornalista e divulgatrice scientifica, docente della Luiss. Prendiamoci un momento per osservare e apprezzare lo stupendo lavoro di grafica che Codice edizioni ha ideato per questo libro: un sacchetto di plastica che si spaccia per un iceberg a simboleggiare l’inquinamento delle acque di cui l’uomo si sta macchiando. Penso sia geniale e che renda subito l’idea dell’argomento che il libro va a trattare. Trash è infatti un saggio di divulgazione scientifica che parla di rifiuti, di come e quanti ne produciamo e di che fine fanno. Scritto in modo semplice e comprensibile, accessibile a tutti, ma questo non vuol dire che non ci sia la massima attenzione alle fonti e un’attenta verifica di dati.

In Trash veniamo messi di fronte a dati inquietanti a cui potremmo arrivare utilizzando semplicemente il potere della deduzione. Per esempio: da sempre, l’Everest è una delle vette più ambite da alpinisti e scalatori che durante la loro ascesa non mancano di lasciare un’altissima quantità di rifiuti. Parliamo di 12 tonnellate che rimangono per la maggior parte della loro vita sotto i ghiacci, ma ora immaginiamo che questi ghiacci si sciolgano, il disastro ecologico a cui andremo incontro sarebbe colossale poiché i rifiuti andrebbero ad alterare e corrompere quelle stesse acque che servono per le piantagioni e quindi per il nostro sostentamento. Abbiamo portato i rifiuti persino nello spazio: sulla Luna riposano 187.000 kg di rifiuti tra cui spille, piume, attrezzatura ed equipaggiamento e persino una pallina da golf. O ancora, nell’artico il permafrost rischia di non essere più così permanente. L’effetto serra sta sciogliendo progressivamente i ghiacci, micro e nano plastiche intrappolate si confondono con il plancton ed entrano subdolamente all’interno della catena alimentare.

L’uomo è ciò che mangia e se l’uomo è anche ciò che spreca?”

E se vi dicessi che ogni giorno nel mondo metà del cibo che produciamo non viene consumato, ma spesso viene gettato quando è ancora edibile? È giusto parlare di spreco alimentare. Lavorando all’interno di un grosso marchio della grande distribuzione, e più specificamente in uno dei reparti che maneggia prodotti surgelati o prodotti da forno, vi assicuro che la quantità di merce che ogni sera viene buttata è ancora altissima. Fortunatamente i grandi colossi stanno aggirando il problema, trasformando questi enormi sprechi in foraggio per animali, ma per un tornaconto e non certo per buon cuore. Prima che vi accaniate e vi facciate portatori della povertà che dilaga sul pianeta, no: la grande distribuzione non può donare alla caritas o ad altri enti di beneficenza, semplicemente perché ci sono delle leggi che regolano questi scambi e molto spesso finiscono per impedirli. Noi, nel nostro piccolo, possiamo attivarci conservando gli avanzi nel limite del possibile e riutilizzarli per comporre i famosissimi polpettoni, o sperimentare nuove ricette. Una sorta di ritorno ai tempi dei nostri nonni, dove tirare a campare era dura, ma ce la si faceva sempre in qualche modo. E vi giuro che se vi esce un che schifo gli avanzi vi tiro una centra che vi ci faccio finire dentro con la faccia.

Non va meglio sul piano tecnologico: ormai tutti i beni che compriamo sono fatti appositamente per avere una vita breve (obsolescenza programmata) e quando riparare un oggetto costa più di comprarne uno nuovo, è logica quale sarà la nostra scelta. Quello di cui non ci rendiamo conto, o fingiamo di non renderci conto, è che la quantità di rifiuti non organici e di difficile smaltimento è in continua crescita.

Questo ci porta a parlare delle quattro “R” della gerarchia dei rifiuti:

ridurre: prevenire è meglio che curare, dobbiamo produrre meno rifiuti. Come? Come sempre, noi possiamo fare ben poco, ma potremmo cominciare dall’acquistare oggetti o cibi con imballaggi limitati, meglio se in cartone riciclato e riciclabile, utilizzare i tanto odiati sacchetti biodegradabili e riutilizzando gli avanzi invece di buttarli se ancora edibili;

riutilizzare: abiti, elettrodomestici e mobili con un accurata e costante manutenzione possono essere riutilizzati;

riciclare: sono cliente affezionata da un paio anni di un mercatino dell’usato della mia città che è ordinato, vende solo cose di alta qualità e ad ogni vendita o acquisto rilascia una fattura con l’ammontare di energia risparmiata e la quantità di gas serra che abbiamo aiutato a non immettere nell’atmosfera ed è qualcosa di piccolo che fa sentire bene;

recuperare: con apposite tecnologie, la maggior parte dei rifiuti possono essere convertiti in energia combustibile.

La situazione è talmente disperata che si parla di plasticene: una nuova era geologica che i nostri posteri studieranno, il nostro periodo storico dominato dalla plastica. Conviene attivarti, o il futuro remoto saranno enormi isole di rifiuti (garbage patches), talmente grandi da poter galleggiare ed ospitare intere città. E voi, partecipate attivamente alla raccolta differenziata organizzata dal vostro comune? Che cosa fate per aiutare l’ambiente e voi stessi a stare meglio? Condividete in un commento i piccoli gesti che portano grandi cambiamenti!

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Titolo: Trash – tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti
Autore: Piero Martin e Alessandra Viola
Pagine: 271
Casa editrice: Codice
Prezzo di copertina: 25 euro

 

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5 risposte a "TRASH: PARLIAMO DI RIFIUTI"

  1. Articolo molto interessante. Si tratta di un tema che stupidamente e per anni ho sempre creduto non mi riguardasse. Solo negli ultimi tempi mi sono resa conto di quanto invece debba interessare tutti noi. Complice è stata la riscoperta di un amore per la natura, che dobbiamo preservare. Nel mio piccolo cerco di prestare attenzione e di migliorare giorno dopo giorno, evitando sprechi, e selezionando accuratamente i rifiuti per la raccolta differenziata. Purtroppo non sempre mi riesce facile, soprattutto avendo una pasticceria, ma cerco di fare del mio meglio 😊

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  2. Questo va diretto nella mia wishlist di goodreads! Sembra piuttosto interessante e, tanto per cambiare, scritto in linguaggio umano.

    Quando ero alle elementari ricordo che una nota catena di supermercati italiani aveva promosso un progetto per sensibilizzare i bambini alle questione del riciclo ( prendili da giovani , insomma) e aveva organizzato una specie di caccia al tesoro all’interno di una delle loro sedi. La conseguenza, temo, è che dal giorno dopo i miei si sono ritrovati in casa una nazista del riciclo, con idee francamente impraticabili allora e di sicuro anche adesso (tipo, rimuovere l’etichetta dalle pellicole degli alimenti, perché non è fatta dello stesso materiale…). Decadi dopo, sono arrivata a un livello salutare di attenzione al riciclaggio: metto i rifiuti nel giusto contenitore, se posso acquisto prodotti che hanno packaging contenuti, se non so dove buttare qualcosa, mi informo. 😉

    Piace a 1 persona

    • usquequaque ha detto:

      Il linguaggio semplice è quello che mi ha convinto a leggerlo, sono stanca di saggi incomprensibili. Aaaahhh, se solo queste iniziative continuassero, i bambini avrebbero un altro tipo di consapevolezza!

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  3. Pingback: APRIL WRAP UP | #TIRIAMOLESOMME | usquequaque

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