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RECENSIONE| CITTA’ INQUIETANTI E VAMPIRI MORTALI, UN INTRECCIO DI QUOTIDIANITA’ E TERRORE (LE NOTTI DI SALEM, STEPHEN KING)

Non ci crederete – dato il mio ormai noto rapporto tormentato con Stephen King – ma sono pronta a decretare Le notti di Salem il miglior romanzo sui vampiri scritto dai tempi di Dracula e che la sua lettura sia stata in assoluto l’esperienza più terrificante avuta da anni.

Ben Mears, uno scrittore di modesto successo cresciuto nell’immaginaria cittadina di Jerusalem’s Lot (Maine), ritorna nella città natale a distanza di venticinque anni. Qui intesse una serie di relazioni che lo porteranno a crearsi una cerchia di amici affidabili e ad intraprendere una storia d’amore con la bella Susan Norton. Ben inizia a scrivere il suo nuovo romanzo che ha come protagonista “Casa Marsten”, un’enorme magione abbandonata che scruta il villaggio con implacabili occhi vuoi, quella stessa casa che fu la causa di numerosi incubi e notti insonni dopo una brutta avventura vissuta al suo interno da bambino. “Casa Marsten” viene acquistata, ma mai ristrutturata, e anzi assume una nuova sfumatura di terrore quando, in contemporanea alla venuta dei nuovi acquirenti, spiacevoli e misteriosi delitti hanno luogo: il sacrificio rituale di un cane, la scomparsa di un ragazzino e la presunta morte del fratello. Uno scrittore, un dottore, un prete irlandese, un’insegnante di mezza età e un ragazzino con un’approfondita conoscenza di mostri si uniranno per combattere e sconfiggere per sempre l’oscurità che sta inghiottendo il Lot.

Le notti di Salem è un suggestivo e ambizioso retalling del grande classico dell’horror Dracula di Bram Stoker e Stephen King rimane assolutamente fedele alla tradizione che vede i vampiri come abominevoli parassiti, sanguinari predatori della notte per natura. E tuttavia, aggiunge alle sue pagine irrequietezza, agitazione e apprensione per le sorti dei personaggi che sono estranei all’originale ottocentesco. Per tutte le trecento pagine iniziali, in cui siamo completamente all’oscuro di quello che sta accadendo nell’anonima cittadina di periferia, non possiamo fare altro che sentire un misto di agitazione, irrequietezza e nervosismo crescere di pari passo con la trama. Non si può che amare e allo stesso tempo odiare la lentezza con cui Stephen King stressa il lettore in un climax ascendente che esplode in un punto di svolta e una rivelazione conclusiva forse un po’ prevedibile – per via delle labili tracce lasciate dall’autore stesso nel corso della narrazione – ma allo stesso tempo sorprendente e ben costruita.

Secondo me, molto azzeccata è stata la decisione di ambientare il romanzo in una cittadina di periferia. Da sempre predilette dal maestro dell’horror, queste possiedono un’aria di apparente calma e tranquillità, in cui gli abitanti seguono un’appagante routine abitudinaria e mantengono un codice comportamentale basato su cortesia e finzione. Spesso sono proprio questi piccoli sobborghi isolati a celare la bestialità e la malvagità dell’animo umano e se il fatto che la scelta ricada sempre su questo tipo di ambientazione può sembrare uno stereotipo, allo stesso tempo risulta molto utile ai fini di rappresentare le lotte intrinseche che l’uomo combatte con sé stesso per sé stesso. Punto cruciale dei romanzi di Stephen King, infatti, è l’eterno ed imprescindibile conflitto tra bene e male, l’analisi delle debolezze umane e dei suoi limiti. Nel Lot, questo borgo di cinici perbenisti, alla fine del romanzo tutti sono pronti ad abbandonare il proprio credo per sfuggire a qualcosa che per loro risulta impossibile ed incomprensibile e, seppur nessuno sia cattolico professante, si ritroveranno a scongiurare il male aggrappandosi a santini, crocifissi e acqua santa. Altri, pur conoscendo il male che alberga nella cittadina, decidono di voltare le spalle, accendere i motori e abbandonarla per sempre. Questo testimonia come sia facilmente corruttibile l’animo umano e quanto egoista l’uomo possa essere per garantirsi la sopravvivenza a discapito dei suoi simili.

La trama che non ha nulla di originale se non il ritmo incalzante della narrazione, è arricchita da un cast di personaggi caratterizzati e analizzati molto bene. Nato come un omaggio al conte più famoso e sanguinario della Transilvania, Mr. Barlow non ha proprio nulla da invidiare al suo vecchio antenato, il leggendario Dracula: entrambi sono estremamente malvagi, spregevoli e assolutamente formidabili. Viene quasi naturale paragonare Ben Mears, Susan Norton, Matt Burke, padre Donald Callahan, Mark Petrie, Jimmy Cody agli eroi umani che si oppongono ferocemente al male (Van Helsing, Mina Murray e Jonathan Harker, Lucy Westenra, Renfield e il dottor Seward). Non vi nasconderò che la voglia di rileggere il classico è fortissima.

Finito con gli apprezzamenti, bisogna indicare le brutture che mi hanno fatto storcere il naso durante la lettura, che corrispondono agli elementi che mi hanno storcere sempre il naso quando affronto King. Secondo moltissimi pareri, il libro avrebbe avuto lo stesso successo e lo stesso carico emotivo anche se fosse stato più breve e io a questo mi oppongo fermamente: è proprio la sua lunghezza e la sua lentezza a renderlo snervante, a prosciugarci le energie e a farci sobbalzare ad ogni rumore sospetto. Tuttavia, mi è sembrata inutile inserire alla fine dell’edizione le scene tagliate, quindi scartate e sostituite. Non ne vedo l’utilità, non se ne spiega la presenza. Più importante ancora, è la continua visione distorta con cui King dipinge il mondo femminile all’interno del suo romanzo: Susan Norton viene dipinta come una deliziosa ragazza forte ed indipendente, intraprendente, a suo agio con l’universo maschile, aperta a nuove esperienze e con un’attiva vita sessuale. Susan Norton, vista così, sembra un’eroina, ma qualche pagina dopo si sottomette continuamente alle decisioni di Ben, si fa influenzare. Ed è questa visione di una donna continuamente sottoposta alla volontà del maschio alpha che mi fa davvero arrabbiare.

Nell’introduzione al romanzo, Stephen King si spinge in un parallelo con Il signore degli anelli che inizialmente mi è sembrato assurdo, ma che una volta terminato il romanzo è diventato molto comprensibile e spiega perché entrambi i romanzi mi siano piaciuti molto. Detto questo, se cercate un libro da leggere rigorosamente alla luce del sole, che vi faccia sentire continuamente osservati e vi inquieti tantissimo, Le notti di Salem è quello che fa per voi. E mi raccomando, state attenti a chi invitare ad entrare in casa vostra.

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Titolo: Le notti di Salem (Salem’s Lot)
Autore: Stephen King
Casa editrice: Pickwick
Pagine: 651
Prezzo di copertina: 12,90 euro

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