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RECENSIONE | NINFEE NERE, MICHAEL BUSSI

È passato un po’ di tempo dalla mia ultima recensione, ma ho una buona scusa: dirvi che ho beccato l’influenza sarebbe un eufemismo, io mi definirei più un’arma batteriologica (potrei essere impiegata come arma di distruzione di massa, non scherzo). Ad ogni modo, sembra che i germi stiano lentamente migrando verso il parentame e ora che gli occhi non mi si liquefano alla luce dello schermo posso finalmente spendere due parole a favore dell’ultimo libro che ho finito. Sto parlando di Ninfee nere di Michael Bussi autore molto popolare di gialli in Francia. Vorrei fare una constatazione un po’ bizzarra, ma che capirete a breve: io non ho comprato questo libro, questo libro ha comprato me. Ormai un paio di anni fa, lessi l’incipit in libreria e mi intrigò così tanto da convincermi ad acquistarlo.

Tre donne vivevano in un paesino.
La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista.
Il paese aveva un grazioso nome da giardino: Giverny.
La prima abitava in un grande mulino in riva a un ruscello, sul chemin du Roy; la seconda in una mansarda sopra la scuola, in rue Blanche-Hoschedé-Monet; la terza con la madre in una casetta di rue du Château-d’Eau dai muri scrostati.
Neanche avevano la stessa età. Proprio per niente.

La prima aveva più di ottant’anni ed era vedova. O quasi. La seconda ne aveva trentasei e non aveva mai tradito il marito. Per il momento. La terza stava per compierne undici e tutti i ragazza della scuola erano innamorati di lei. La prima si vestiva sempre di nero, la seconda si truccava per l’amante, la terza si faceva le trecce perché svolazzassero al vento.
Insomma, avete capito. Erano tre persone molto diverse. Eppure avevano qualcosa in comune, una specie di segreto: tutte e tre sognavano di andarsene. Sì, di lasciare la famosa Giverny, paese il cui solo nome faceva venire voglia a quantità di gente di attraversare il mondo solo per farci due passi.
Sapete naturalmente perché: per via dei pittori impressionisti.
>La prima, la più anziana, possedeva un grazioso quadro. La seconda era molto interessata agli artisti. La terza, la più giovane, sapeva dipingere bene, anzi benissimo.
Strano che volesse lasciare Giverny, vero? Tutte e tre pensavano che quel paesino fosse una prigione, un gran bel giardino con le inferriate. Come il parco di un manicomio. Un trompe-l’œil. Un quadro da cui è impossibile uscire. In realtà la terza, la più giovane, cercava un padre altrove. La seconda cercava l’amore. La prima, la più vecchia, sapeva cose sulle altre due.
Eppure una volta, per tredici giorni e solo per tredici giorni, le inferriate del parco si aprirono. Per l’esattezza, dal 13 al 25 maggio 2010. le inferriate di Giverny si sollevarono per loro! Solo per loro, almeno così pensavano. c’era però una regola crudele: soltanto una poteva fuggire, le altre due dovevano morire. Era così. Quei tredici giorni sfilarono via nelle loro vite come una parentesi. Troppo breve. Anche crudele. La parentesi si aprì il primo giorno con un omicidio e si chiuse l’ultimo giorno con un altro omicidio. Stranamente la polizia si interessò solo alla seconda donna, la più bella. La terza, la più innocente, dovette indagare per conto suo. La prima, la più discreta, poté tranquillamente tenere d’occhio tutto. E persino uccidere!

La faccenda durò tredici giorni. Il tempo di un’evasione.
Tre donne vivevano in un paesino.
La terza era quella con più talento, la seconda era la più furba e la prima era la più determinata.
Secondo voi, quale delle tre è riuscita a scappare?

La terza, la più giovane, si chiamava Fanette Morelle. La seconda si chiamava Stéphanie Dupain. La prima, la più vecchia, ero io.”

La nostra vicenda si svolge a Giverny, che per chi non sapesse o non si fosse documentato, altro non è che un pittoresco paesino della Normandia che il grande pittore impressionista aveva scelto come sua residenza e suo atelier personale. La vita dei suoi pochi e poco tranquilli abitanti viene scossa violentemente da un triplice omicidio della stessa persona (voi direte: come si può uccidere tre volte la stessa persona? Eh, pare si possa.) che ruota attorno ad una passione adultera e ad una delle leggendarie (molto leggendarie) tele del pittore: le Ninfee Nere. Veniamo quindi catapultati nelle indagini condotte in modo anticonvenzionale dall’ispettore Sérénac, scopriamo indizi inutili che ci accompagnano in vicoli ciechi e poi ci abbandonano lasciandoci confusi, incappiamo in colpi di scena e cadiamo in un finale del tutto inaspettato e sorprendente.

L’autore ci tiene molto a farci sapere che i luoghi citati e tutto ciò che riguarda la vita e la pittura di Monet sono reali e storicamente corretti, è solo la vicenda che vi ruota attorno ad essere fittizia. Perciò oltre a passare tre bei giorni intensi, impariamo anche un sacco di cose interessanti sulla vita del pittore impressionista. L’arte ha un ruolo fondamentale, è il perno attorno a cui ruota praticamente tutto e il punto di incontro tra tutte le anime del paese che si trovano coinvolte nelle indagini. Non c’è attesa: scopriamo un cadavere già a pagina uno e da qui la narrazione alterna i punti di vista dell’ispettore capo e le impressioni della donna vecchia. Ed è su questa che voglio soffermarmi: la chiamano la strega del mulino, sappiamo che vive a Giverny da moltissimo tempo perché vede la cittadina trasformarsi attorno a lei e fatica molto a capire ed ad abituarsi all’idea. È un personaggio ambiguo: lei vede tutto e sa tutto, di conseguenza noi vediamo tutto, sappiamo tutto. È come se lei vloggasse all’infinito e postasse subito i contenuti, capito? Ci incalza a voltare pagina dopo pagina aggiungendo sempre più elementi misteriosi che invece di sbrogliare la vicenda, la infittiscono. Ci induce a credere che dietro l’omicidio ci sia qualcosa di più grande e oscuro: un segreto di paese. Ma non ci avvicina mai al vero colpevole.

Questo amici, è un tipico esempio di noir ben riuscito che ci fa saltellare a pieno ritmo, ci mette in moto il cervello, solo per farci capire che in realtà non ci abbiamo mai capito niente. (E io ve lo consiglio molto).

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Titolo: Ninfee nere
Autore: Michael Bussi
Casa editrice: Edizioni e/o
Pagine: 394
Prezzo di copertina: 16 euro

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