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RECENSIONE | Il racconto dell’ancella, Margaret Atwood

“L’occhio umano è un dispositivo meraviglioso. Con un piccolo sforzo, può non vedere nemmeno l’ingiustizia più clamorosa”.*

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Quest’anno mi sto impegnando a comprare meno libri possibili dando il via all’operazione svuota tutto (un po’ come quella di divani & divani), cioè leggendo tutto quello che la mia incoscienza mi ha portato ad accumulare fino ad oggi – che è davvero tanto. Quale occasione migliore di un gruppo di lettura – mi sono detta – per leggere quel libro che possiedi già e sta prendendo polvere da tantissimo? Così ho finalmente recuperato Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood e, ragazzi, non vedevo l’ora. A lunga distanza dal bombardamento instagrammiano e delle recensioni video e dall’uscita della serie tv (che sto attualmente guardando) l’ho letto con più razionalità e imparzialità e sono arrivata alla conclusione che non mi è piaciuto. Cioè, mi è piaciuto molto meno di quanto credevo mi sarebbe piaciuto, if this makes sense.

Si tratta di un distopico piuttosto datato (1985) ambientato in un futuro recente che per noi è già passato in termini di anni, ma di cui stiamo vivendo o rischiamo di vivere le vicende. Sono gli anni ‘90 quando un non molto precisato disastro nucleare colpisce l’America rendendo sterile gran parte delle donne e un totalitarismo teocratico basato sul controllo e lo sfruttamento del corpo femminile rovescia repentinamente il governo statunitense. Sappiamo che i figli di Giacobbe hanno costituito la repubblica di Galaad con una società a piramide, sappiamo che alcune donne sono ancora in grado di procreare, sappiamo che esistono delle colonie, dei ribelli e che al fronte si combatte tuttora. Primo tasto dolente: il mondo in cui è ambientata la vicenda rimane molto nebuloso, ci viene spiegato troppo poco e mai nei dettagli. L’idea di base era promettente e la società stratificata creata dalla Atwood molto interessante – come per tutti i distopici, ma poi? A livello di trama non succede un bel niente. Veniamo immersi nel racconto di Difred – l’ancella menzionata nel titolo – che si limita a registrare una cronistoria della sua vita, di ciò che è avvenuto e di ciò che avviene. La scrittura della Atwood non ha nulla che non vada, sono i tempi di narrazione a peccare, pagine e pagine di elucubrazioni mentali che non portano a nulla: Difred si limita a constatare la sua condizione, ma non si concede mai pensieri rivoltosi o peccaminosi. Le figure degli Occhi e il movimento clandestino del Mayday avrebbero meritato un po’ più di approfondimento.

Non c’è bisogno di un romanzo distopico per capire che il futuro di noi donnine è buio e poco piacevole. Il ruolo della donna-oggetto non pensante è analizzato benissimo anche nel tipo di pensiero e di conversazione che le Ancelle conducono. La donna è considerata inferiore, ma alcune privilegiate mitigano l’ingiustizia. Una figura che merita di essere citata è quella delle Zie che hanno il compito di istruire le ancelle. Donne che primeggiano su altre donne. Sembra che la solidarietà non sia contemplata, non c’è unione, non c’è ribellione.

Però non ci si può concentrare solo sull’aspetto femminista del libro, perché secondo me il fulcro è un altro, la questione è più ambia, come dire, più globale. Sembra che la Atwood tenti di farsi – e dare a noi – un’idea di cosa può succedere quando alcuni uomini decidono di tenere il potere per sé. Infatti, il filo conduttore è: cosa accadrebbe se, senza fronzoli. La comunità accetta il totalitarismo con la stessa filosofia con cui le Ancelle accettano la loro vita. Basta creare la figura dei ribelli, processare qualche dissidente minaccioso, creare un capro espiatorio e subito tutto diventa lecito. Si ha la sensazione che il governo protegga i suoi cittadini, che l’oppressione è un prezzo da pagare per una vita sicura, un minor tasso di criminalità e un miglioramento della qualità della vita. La domanda è: è giusto punire qualcuno per il bene di tutti? Quanto è moralmente corretto?

Le riflessioni che nascono dopo la lettura di questo libro sono moltissime. Non mi sento di consigliarvelo, (o sconsigliarlo, per quanto vale). Non è il meglio che io abbia letto della Atwood, molto più entusiasmante la trilogia di MaddAddam (L’ultimo degli uomini, L’anno del diluvio e L’altro inizio).

Sicuramente avrete letto anche voi Il racconto dell’ancella, se vi va fatemi sapere in un commento se vi è piaciuto o meno e perché. Nel frattempo ho iniziato la serie tv e credo sia dieci spanne superiore al libro, bacibà.

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Titolo: Il racconto dell’ancella (The handmaid’s tale)

Autore: Margaret Atwood

Casa editrice: Ponte alle grazie

Pagine: 398

Prezzo di copertina: 16,80 euro

 

 

 

* The human eye is a wonderful device. With a little effort, it can fail to see even the most glaring injustice. Richard K. Morgan, Altered Carbon

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5 risposte a "RECENSIONE | Il racconto dell’ancella, Margaret Atwood"

  1. Me l’hanno regalato a Natale e ho giusto intenzione di cominciarlo oggi. 🙂 Volevo anche astenermi di guardare l’arcinota serie tv prima di leggere il libro, ma alla fine ho fatto esattamente il contrario e devo dirti che, dalla serie, immaginavo che il ritmo narrativo sarebbe stato piuttosto blando. Non ho particolari aspettative sul libro, ma ti farò sapere. 😉

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    • usquequaque ha detto:

      io ho resistito e ho letto prima il libro, adesso ti posso dire che la serie mi sta piacendo di più e che si discosta da esso anche nelle tempistiche degli eventi, poi fammi sapere! 😉

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  2. Anche io dovrei fare lo svuota tutto! ahaha eppure continuo a comprare, non ce la faccio a restare senza acquistare!
    Per quanto riguarda il libro è nella mia lista, ma sono un po’ dubbiosa perché non ho troppa voglia di impegnarmi con una lettura del genere, ovvero così impegnativa dal punto di vista psicologico. Stessa cosa per la serie tv. vedrò!

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    • usquequaque ha detto:

      capisco perfettamente, ma si arriva ad un punto che il panico prende il sopravvento ahahah eh io l’ho rimandata per moltissimo tempo e se non fosse spuntata l’occasione del gruppo di lettura, probabilmente avrei continuato a farlo. Certi libri hanno bisogno del momento giusto 😉

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