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RECENSIONE | TRILOGIA DI WAYWARD PINES, BLAKE CROUCH

L’epidermide. Tolti gli strati superficiali, si cominciavano a scorgere sfumature fosche. Arrivati all’osso… si precipitava nell’oscurità.

Il sci-fi non è per tutti e ho sempre pensato che non fosse per me. Illuminae di Amy Kaufman e Jay Kristoff – letto all’inizio dell’anno scorso e di cui trovate una recensione qui – mi ha scosso molto e fatto capire che invece no, la science fiction è proprio per me. Non posso considerare tradizione una cosa che faccio solo da due anni, no anzi sì da adesso sarà una sorta di tradizione e chissene, ma ho cominciato l’anno con una trilogia sci-fi, thriller, horror, mystery, una centrifuga gustosa per gli amanti dei segreti e delle atmosfere dark da gustare di sera alla luce di una candela o, come nel mio caso, sull’ebook dopo un’estenuante giornata di lavoro. La trilogia in questione è quella di Wayward Pines di Blake Crouch composta da I misteri, Il bosco e L’ultima città. Quindi, c’è questa città insignificante nel bel mezzo del nulla, racchiusa tra le montagne, che si chiama Wayward Pines ed è apparentemente la città perfetta per vivere, una sorta di paradiso che nessuno vuole – o può? – lasciare. E gli abitanti sono perfetti e le case sono perfette e tutto è perfetto ed è quasi inquietante e subodoriamo subito che qualcosa non va e che questa città nasconde un grossissimo segreto. E il protagonista Ethan Burke ex agente dei servizi segreti – che è il nostro eroe – la pensa proprio come noi quando si risveglia nell’ospedale della città senza ricordare come ci è finito.

In base alla sua esperienza, c’erano tenebre ovunque gli uomini si radunassero. Così andava il mondo. La perfezione riguardava solo la superficie delle cose.

Ma tutto ci viene spiegato – a lui e a noi – dai perfettissimi cittadini di Wayward Pines che non sono affatto perfetti come sembrano e dalla memoria di Ethan che torna lentamente. Ethan poi, da ex agente è proprio ficcanaso e per noi è un bene perché scopriamo cose che CIA levate e una grossa rivelazione ci sconvolge e ci fa divorare il libro in tipo due giorni e recuperare subito gli altri due perché il bisogno di sapere come andrà a finire è fortissimo.

L’ambientazione è pittoresca ed emana le stesse vibrazioni di Twin Peaks: c’è una cascata, ci sono i boschi, c’è una specie di grande laboratorio all’interno di una montagna che ricorda il Great Northern Hotel – il luogo dove i potenti cattivi prendono le decisioni sbagliate – e c’è una ragazza che viene uccisa proprio come Laura Palmer e che proprio come lei non era proprio chi diceva di essere. L’autore ha ammesso che questa trilogia è una sorta di omaggio a David Lynch, il prodotto del bisogno e del desiderio di ricreare la stessa suspance dell’omicidio de Laura Palmer di cui, un po’ come tutti, è stato fan dipendente.

I personaggi sono credibili e proprio come gli esseri umani veri falliscono, ingannano, prendono decisioni di dubbia moralità, si pentono, rifanno gli stessi errori un po’ perché sono stupidi, un po’ perché le circostanze li obbligano, ma è proprio per questo che si riesce ad apprezzarli. Ethan è un po’ antipatico e pure un paio di altri personaggi, ma ha un suo perché e nell’insieme la sua antipatia viene stemperata. La moglie Theresa, invece, è uno di quei personaggi che mi è stata simpaticissima fin da subito, anche se è un po’ zerbino. L’altro personaggio che secondo me è stato creato e sviluppato benissimo è il cattivo della situazione, David Pilcher, che vi giuro è un grande stronzone, ma non si riesce proprio ad odiare fino in fondo se non in un paio di situazioni in cui ti verrebbe voglia di tirargli un cazzotto forte sul naso. Non ci crediamo nemmeno per un secondo che ha fatto quello che ha fatto per il pianeta e per la salvaguardia dell’umanità, che secondo me è solo un effetto collaterale del suo ego e della sua fame di potere.

Del libro ho amato gli intrighi, i misteri, la descrizione degli effetti che vivere rinchiusi in un posto ha sulle persone, sulla perdita della loro umanità e sulla conseguente volontà di ritrovarne anche solo un pochino. Ho odiato invece il triangolo amoroso che bah si poteva evitare. Ah sì, dai libri è stata tratta una serie tv che a me ha fatto un po’ schifo e quindi non vi consiglio, vi consiglio  invece molto tutti e tre i libri. Di lui voglio leggere Dark Matter anche se i pareri sono discordanti voglio essere fiduciosa.

Ora ditemi, qual è il genere che avete sempre pensato non facesse per voi, ma invece vi ci siete approcciati e avete scoperto che non è poi così male?

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2 risposte a "RECENSIONE | TRILOGIA DI WAYWARD PINES, BLAKE CROUCH"

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