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RECENSIONE | L’APPRENDISTA ASSASSINO, ROBIN HOBB

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Il 2018 sul blog inizia con la recensione del libro di un’autrice a cui mi sono approcciata nel modo sbagliato. Sto parlando de L’apprendista assassino di Robin Hobb, primo capitolo della saga dei Lungavista. Sono venuta a conoscenza dell’esistenza di Robin Hobb grazie al canale YouTube di Sam’ s Nonsense, una lettrice con cui condivido non solo il nome, ma anche i gusti di lettura. Ho sempre pensato, erroneamente, che l’autrice fosse un autore e sono partita dal romanzo sbagliato. Sam’ s Nonsense mi ha illuminata illustrando sul suo canale l’ordine migliore i cui leggere i suoi romanzi – ambientati tutti in un unico universo (I sei ducati) – e soprattutto sull’identità dell’autrice. Tra i buoni propositi del 2018 ci inseriamo subito la lettura dei suoi romanzi perché, pur avendone letti solo due e nell’ordine sbagliato, la Hobb è stata in grado di catturarmi come poche storie ormai sanno fare.

Non fingere mai di essere qualcosa di diverso da ciò che sei. Noi siamo assassini. Non agenti misericordiosi di un re saggio. Assassini politici che infliggono la morte per sostenere la nostra monarchia.”

In un mondo immaginario in cui scorre una magia sottile e quasi intangibile, ci ritroviamo a seguire le sorti di Fitz, un “bastardo reale” che possiede un talento antico e raro, l’abilità di comunicare con gli animali, oltre al lascito magico del suo lignaggio. Accolto a corte, Fitz viene addestrato e istruito, ma ben presto ci rendiamo conto che il suo destino è diventare un assassino del re e affrontare tutte le conseguenze che questo comporta.

Nel primo capitolo della saga de I Lungavista, Robin Hobb non fa altro che presentarci tutti i personaggi, di cui Fitz è il principale. L’apprendista assassino ricalca tutti i temi classici del fantasy a partire dalla presenza di uno sfortunato orfanello dai natali reali, all’ambiente medievaleggiante in cui il regno è minacciato da una forza oscura, alla figura dell’eroe da cui dipendono le sorti del mondo.

Fitz tuttavia è un eroe innovativo: non è perfetto, non è amato. Abbandonato alla parte nobile della famiglia, l’orfano è fonte di imbarazzo, viene deriso, emarginato e sempre più spesso si rifugia nella coscienza degli animali che lo fanno diventare sempre meno umano. Fitz è un fallimento ed è questo suo tratto che lo rende così vero e umano e ci induce a provare un moto di simpatia e di pietà nei suoi confronti. Fitz possiede più difetti e debolezze che qualità, risulta un personaggio complesso, pieno di sfaccettature, analizzato in ogni suo aspetto. Eppure il personaggio più affascinante del romanzo – spero venga approfondito durante la saga o in altri libri – è quello del Matto di corte: un uomo ambiguo e criptico, ma inaspettatamente comprensivo e sorprendente. Nessuno è a conoscenza della sua storia, di come abbia raggiunto Castelcervo e di come sia diventato il Matto del re. Un personaggio intrigante di cui mi piacerebbe scoprire di più.

In questo primo romanzo, a reggere la trama, sono sicuramente gli intrighi politici ben architettati e orchestrati e la presenza, oltre che di assassini, di pirati feroci che minacciano il regno saccheggiando e distruggendo e rapendo la popolazione con una richiesta di riscatto davvero singolare: non pagate e lasceremo andare i prigionieri, pagate e li uccideremo. I pirati delle navi rosse rappresentano un nemico temibile e incomprensibile e dalle loro sortite il regno ne esce confuso e alterato. Insieme alla figura dell’assassino, questi pirati rappresentano i personaggi più interessanti del romanzo, proprio per il loro operato silenzioso e distruttivo insieme.

Due cose ho apprezzato particolarmente nel romanzo: ogni capitolo inizia con un breve paragrafo di storia dei Sei Ducati scritta dal pugno di Fitz su insistenza di Piuma, un letterato itinerante che ha insegnato a leggere e scrivere al nostro protagonista. Veniamo così a conoscenza di stralci di storia passata del regno e dei personaggi che vi hanno abitato, dei fatti storici che sono accaduti e hanno portato a questo punto della narrazione. L’altra cosa che ho apprezzato è stata la ricerca dei nomi che rispecchiano in tutti e per tutto i personaggi e le loro qualità: così Fitz, nel linguaggio immaginario creato dalla Hobb, significa bastardo; il re che si presenta saggio e arguto si chiama Re Sagace; l’assassino del re, silenzioso e tetro come un ombra porta il nome di Umbra; il padre di Fitz, galante e cavalleresco, si chiama Fitz e la sua consorte Pazienza. E così via…

Erano anni che non mi imbattevo in un fantasy così magnetizzante. L’universo è ricco e i personaggi affascinanti e in questo libro non veniamo a conoscenza nemmeno della metà del potenziale che potrebbe avere la saga. Le domande accumulate sono moltissime e per questo recupererò il prima possibile L’assassino di corte, su cui ho letto pareri un po’ contrastanti.

Per oggi è tutto, non posso che augurarvi un sereno annuo nuovo ricco di letture soddisfacenti!

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Titolo: L’apprendista assassino (I Lungavista #1)
Autore: Robin Hobb
Casa editrice: Fanucci Editore
Pagine: 379
Prezzo di copertina: formato ebook 1,99 euro (purtroppo non credo sia più disponibile in formato cartaceo, ma potete rivolgervi alla biblioteca o in alternativa ai negozi di usato come Libraccio et similia)

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9 risposte a "RECENSIONE | L’APPRENDISTA ASSASSINO, ROBIN HOBB"

    • usquequaque ha detto:

      Me l’hanno detto in molti, ma per sbaglio ho letto anche il primo di un’altra sua saga e mi è piaciuto moltissimo. Quindi proverò ad approfondire l’autrice, I have a good feeling 😊

      Piace a 1 persona

  1. Tolomy ha detto:

    Fitz è uno dei protagonisti più amati e odiati che ci sia… Si approfondisce molto sia il ruolo del Matto che la sua relazione con Fitz nei seguiti.
    Comunque Robin Hobb ha scelto questo pseudonimo apposta, così che un lettore nuovo non giudicasse il suo libro in base al genere (visto che Robin è sia maschile che femminile)
    P.s. mi raccomando leggi anche i mercati di Borgomago

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: MAY TBR | usquequaque

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