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RECENSIONE | L’OMBRA DELLO SCORPIONE, STEPHEN KING

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L’ombra dello scorpione è un romanzo post-apocalittico/horror/fantastico pubblicato per la prima volta nel 1978 e ristampato successivamente nel 1990 nella sua versione integrale, ovvero come Stephen King l’aveva originariamente scritto. Lo stesso King quasi scoraggia l’acquisto della ristampa, invitando il lettore a leggere una nota importantissima inserita nelle prime pagine in cui rivela che questa non è altro che una nuova versione di un libro vecchio. Si lancia quindi in una dettagliata spiegazione di come il romanzo del 1978 mancasse di molti punti che lui riteneva essere essenziali per lo svolgimento e la comprensione della trama e che gli editori invece avevano ritenuto superflue e quindi tagliato. Per la prima stesura ci vollero sedici mesi e l’opera rischiò quasi di non vedere mai la luce: King ebbe diversi momenti di incertezza, appariva insoddisfatto dalla piega che la storia stava prendendo, i buoni e i cattivi stavano finendo per assomigliarsi troppo, facendo perdere di senso un’ipotetica scissione drastica dell’umanità. Egli stesso dichiarò che avrebbe abbandonato il progetto se solo non avesse scritto già più di cinquecento pagine e fosse convinto che il lavoro fosse davvero buono. Lo sblocco derivò dalla scoperta del vero tema dell’opera: dimostrare la violenza insita nell’animo umano. Una volta terminato il libro, mi sono subito informata sulla presenza di eventuali trasposizioni cinematografiche e il risultato è una miniserie in quattro puntate in cui lo stesso autore, come prassi, appare in un piccolo cameo.

È il 1990 quando l’errore (calcolato? Non si sa, ma si pensa di no.) di un computer contribuisce alla diffusione di un virus letale chiamato Captain Trips (o Progetto Azzurro). Si tratta di una mutazione della comune influenza, una superinfluenza quindi, che ha una virulenza pari al 99.4% e un tasso di mortalità che raggiunge il 100%. La nostra vicenda si svolge negli Stati Uniti, ma l’autore lascia intendere che sono presenti numerosi focolai in tutto il mondo. In brevissimo tempo, Captain Trips si libera di più del 99% della Terra risparmiando solo pochi umani e rarissime specie animali che rischiano comunque l’estinzione. Gli esigui sopravvissuti sono sparsi per i cinquanta stati della repubblica federale, sono spaventati e increduli dalla bizzarra piega che la loro vita prende e sono tutti accomunati dalla necessità di qualcuno che li guidi, che prenda decisioni per loro e dica loro cosa fare: necessitano di un nuovo ordine. Le direzioni possibili sono solo due: dall’est la chiamata giunge dal bene incarnato dall’ultracentenaria Mother Abigail; all’ovest, oltre le montagne rocciose, risiede il male rappresentato da Randal Flagg, l’uomo dai molti nomi, l’uomo che cammina, l’uomo che sorride.

Gli elementi mistici entrano in gioco e assumono importanza dal principio: le due “fazioni” ricercano “accoliti” tramite la trasmissione di sogni vividi che rassicurano o terrorizzano i sopravvissuti, a seconda che ad inviarli siano Mother Abigail o la sua contrapposizione malvagia. Questi sogni, o visioni, buone o maligne che siano, incutono un timore reverenziale. Nessuno sa spiegarle e si arriva a considerarle un argomento tabù nelle conversazioni, vietato parlarne, mentire se necessario, almeno fin quando è possibile, per continuare a credere che tutto è a posto.

Come detto in precedenza, ciascuno dei sopravvissuti si muove fondamentalmente in cerca di una nuova stabilità, di un posto sicuro e i loro passi si muovo nella direzione che la loro indole e il loro passato richiedono. C’è chi è assolutamente certo delle sue buone intenzioni e si muove verso est, allontanandosi dalle promesse fasulle del temibile uomo nero, stabilendosi a Boulder e chi paga il prezzo delle sue decisioni e delle sue azioni raggiungendo Las Vegas (luogo di dissoluzione per eccellenza) sotto lo sguardo attento e terrificante di Randal Flagg. Ma c’è anche chi rimane in una sorta di limbo, cambia – fisicamente e metaforicamente – strada più volte, guadagnando la fiducia di entrambe le fazioni. Per questi individui c’è un’unica soluzione e la loro fine è segnata. È il caso del giovane Harold Emery Lauder, bambino paffuto e deriso, che si trasforma in un adolescente grasso e brufoloso che vive di PayDay e infine in un uomo intellegibile, dal sorriso aperto, ma freddo e di intenzioni imperscrutabili. Sono le scritte e i dolcetti che si lascia alle spalle, come le briciole di pane di Hansel e Gretel, a guidare molti superstiti fino alla porta di Mother Abagail. Ma ancora una volta, Harold si trova a convivere con una comunità che non lo apprezza, che lo accantona e che, secondo lui, lo usa e umilia. Ben presto sviluppa un’insofferenza, un’invidia e un odio tali da culminare con un attacco interno al Comitato, cuore di Boulder e ad una conseguente fuga nel cuore della notte che rivela quando Harold sia codardo e meschino fino alla fine. Troppo tardi si accorge di essere stato solo uno strumento nelle mani di una mente più organizzata e malvagia della sua e il perdono per lui non è possibile, né accettabile. Un altro personaggio controverso è decisamente Nadine Cross, che impareremo ad identificare come la sposa promessa a Randal Flagg. Nadine ha coscienza del suo destino e ogni sua decisione nella vita l’ha portata a mantenersi vergine in attesa di questo momento. Tenta di combattere questa sua condizione e più volte cerca aiuto, ma più spesso lo rifiuta e quando, infine, il fato si compie, l’orribile verità la porta a un atto di sacrificio che ucciderà la progenie del male e di cui però nessuno prenderà atto, facendola scomparire silenziosamente dalla memoria di chi l’ha conosciuta. E infine, è doveroso citare il personaggio che impareremo a chiamare Quello delle pattumiere, per gli amici, Pattume. Pattume è pazzo, è un piromane e come tale predilige le grosse esplosioni e i grossi falò, ma è anche esperto di armi e legato come un fedele e bravo cane a Randal Flagg. In un atto di estrema devozione e di richiesta di perdono per gli attacchi insensati perpetrati al padrone, Pattume si presenterà a lui con l’Atomica, ponendo fine alla battaglia. Attenzione, alla battaglia e non alla guerra. Pur ritrovandosi senza un impero da comandare, Flagg non è morto e lo scopriamo nell’ultima sezione del libro intitolata Il cerchio si chiude, inserita solo nella ristampa.

Capirete ormai che i personaggi sono analizzati e sviluppati a tutto tondo in questo romanzo e che parlare di tutti comporterebbe ore. È impossibile non rimanere affascinati dalla loro personalità e dai loro tratti distintivi. Ognuno ha un valido motivo per stare esattamente lì dove si trova e l’autore spiega perfettamente le condizioni per cui non sarebbe stato possibile altrimenti. Gli ultimi che vi cito, li chiamerò i miei personaggi preferiti, quelli a cui mi sono affezionata di più: Nick Andros, il sordomuto, e Tom Cullen, il ritardato. Per quanto improbabile questa coppia possa apparire, i due viaggiano insieme fin dall’inizio e si rivelano capaci di azioni straordinarie. Stu Redman, invece, incarna perfettamente il ruolo del “leader per caso” e proprio per questo motivo si rivela con tutti i suoi dubbi e le sue insicurezze, che poi sono quello che ce lo fanno amare di più.

Il personaggio meglio costruito è indubbiamente Randal Flagg, frutto di anni di studio. Compare in diversi romanzi di Stephen King, primo tra tutti la serie de La torre nera. Randal Flagg viene descritto come uno stregone, un servo devoto all’oscurità che possiede poteri soprannaturali quali la necromanzia, la profezia e l’abilità di piegare la volontà delle persone. Non c’è nemmeno da chiedersi come possa godere di una così folta schiera di seguaci. Ha un aspetto molto comune: porta dei jeans, giacche di pelle e stivali da cowboy e colleziona spille, ne possiede addirittura una con il simbolo della pace che sfoggia per tutto il romanzo. Ne L’ombra dello scorpione è l’antagonista per eccellenza, il suo scopo è la realizzazione di conflitti e sfrutterà Captain Trips e l’indebolimento del genere umano per distruggere completamente la civiltà. Lo stesso King dice di lui:

Randal Flagg rappresenta il male reale.

È ovvio che siamo portati a parteggiare, senza ombra di dubbio, per la rassicurante Mother Abagail:

La gente da queste parti mi chiama Mamma Abagail. Ho 106 anni e continuo a fare il pane con le mie mani.

Randal Flagg e Mother Abagail hanno in mente due diversi tipi di società. Mentre uno vuole distruggere, l’altra cerca di creare. Las Vegas è la base scelta dal male. Nella città tutto sembra apparentemente normale, la vita è tranquilla e ognuno ha un compito che sia quello di raccogliere i rifiuti dalla strada o cambiare le lampadine rotte dei lampioni. Ma capiamo ben presto che è una bellissima facciata e ben altro si cela dietro la normalità. Randal Flagg utilizza i suoi poteri per soggiogare, intimidire e punire. Ci troviamo di fronte ad una sorta di autoritarismo: Randal Flagg è il dittatore, pilastro portante della città, che concentra su di sé ogni potere. Si circonda di persona fidate che possono scegliere solo tra l’ubbidire o tra il finire impiccati e squartati. I suoi occhi e le sue orecchie raggiungono qualsiasi posto, il timore si evince anche dal fatto che i cittadini temono ed evitano di parlare di lui e allo stesso tempo sono incapaci di abbandonarlo. A Boulder, invece, la civiltà tenta a fatica di risorgere dalle ceneri, più forte e migliore di quella defunta. Assistiamo alla creazione di un Comitato provvisorio, costituito da persone che si sobbarcano il gravoso compito di dare forma ad un ordine e stabilire delle regole con l’appoggio di tutta la comunità, con assemblee e votazioni. Ma dopo varie vicende, è chiaro che le buone intenzioni non bastano e che la storia non insegna. Ed è quello che ci fa tornare al tema portante del libro: l’uomo dimentica, è corruttibile e il male è connaturato dentro di lui.

Frannie”, disse e la voltò in modo da poterla guardare negli occhi.

Che cosa c’è, Stuart?”

Pensi… pensi che la gente impari mai qualcosa?”

Lei mosse le labbra per parlare, esitò, rimase zitta. […]

Non lo so”, rispose infine. Sembrò scontenta della propria risposta; si sforzò di dire qualcosa di più; di chiarire quelle parole; ma non poté che ripetere:

Non lo so.

Con questa recensione, ho definitivamente terminato un viaggio durato più di un mese e ho fatto pace con Stephen King che voglio ringraziare per essersi riscattato ampiamente e avermi fatto tornare la voglia di continuare a leggerlo. Se siete rimasti con me per tutta la durata della recensione e non vi siete addormentati, vi ringrazio sentitamente. Se poi vi è pure piaciuta, una stellina è più che gradita. Nel frattempo, vi segnalo l’uscita di Sleeping beauties uscito per Sperling & Kaupfer il 21 novembre.

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Titolo: L’ombra dello scorpione (The stand)
Autore: Stephen King
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 929
Prezzo di copertina: 15 euro

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9 risposte a "RECENSIONE | L’OMBRA DELLO SCORPIONE, STEPHEN KING"

  1. Forse dovrei dargli una seconda possibilità. L’ho letto tanti anni fa e mi aveva un po’ deluso. Strano, perché la trama e l’ambientazione postapocalittica sembravano create apposta per me… Me lo ricordo poco, in realtà, ma più di ogni altra cosa mi è rimasta impressa la presenza quasi costante e ossessiva della religione.
    Mi sono poi riconciliato con King grazie a Pet Sematary e, soprattutto, a It. 🙂

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    • usquequaque ha detto:

      A me è piaciuto moltissimo, invece. In realtà, più che religione parlerei proprio di misticismo, il congiungersi e l’annullarsi per il divino e per una causa comune. Non so, io ho apprezzato come è stato sviluppato il concetto di bene contro male. Non mi è nemmeno pesato a livello di lunghezza e divagazione, come invece mi è successo per IT che mi è piaciuto, ma con riserva e The Shining, idem. Sarebbero stati libri bellissimi, anche con 300/400 pagine in meno. Mentre per me L’Ombra dello scorpione è perfetto così com’è per tutti i motivi che ho riportato nella recensione. Forse una seconda possibilità se la merita. 🙂

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      • La lunghezza non aveva dato fastidio nemmeno a me, devo dire. Insomma non mi ero sicuramente annoiato, ecco. 🙂
        The Shining mi manca. Ma mi mancano quasi tutti in realtà, perché oltre a quelli che ho citato ho letto solo La bambina che amava Tom Gordon…

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      • usquequaque ha detto:

        Guarda, io dopo IT mi ero quasi arresa, ma grazie al cielo ho letto L’ombra dello scorpione che mi ha portato ad acquistare Insomnia, Sleeping Beauties, The Dome e Le notti di salem. Un bel pienone XD

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