teen young, young adult

DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI YOUNG ADULT.

Per definizione, la categoria young adult raccoglie tutti quei libri scritti e pubblicati per raggiungere un pubblico formato da giovani adulti, quindi un lettore che si trovi indicativamente tra i dodici e i vent’anni. Il motivo per cui ha spopolato in brevissimo tempo non è un segreto: le tematiche e le trame trattano principalmente dei problemi legati all’adolescenza, alla crescita e alle difficoltà che questo comporta, tutte cose in cui il giovane lettore si può riconoscere. Spezzando una lancia a favore del genere, l’idea di impegnarsi in argomenti importanti e attuali come il razzismo, il bullismo, il suicidio giovanile e l’abuso di alcol e droghe gli fa onore. Purtroppo, spesso (e attenzione, prima che mi scagliate delle pietre: ho detto spesso, non sempre), lo sviluppo dell’idea non si rivela essere buono quanto l’idea stessa e si finisce per dare vita a prodotti mediocri, con messaggi del tutto fuorvianti e dalla dubbia moralità. Mi rendo conto di star camminando pericolosamente sul filo di un rasoio, quindi specifico che non sto incriminando nessuno e che potete tranquillamente continuare a leggersi, magari usando un po’ più di occhio critico e accettare il fatto che presentino dei difetti oggettivi. Io non leggo spesso young adult, ma non nego che qualcuno mi passa per le mani e ho individuato alcune cose irritanti che si ripetono, chiamatelì clichés se volete, io le chiamo mancanze, debolezze, pecche.

1. SINDROME DEL BAMBINO SPECIALE ( o del prescelto)
Il/la protagonista presenta sempre una peculiarità, una caratteristica che la distingue dal resto del mondo. Ha quasi sempre un passato oscuro e traumatico e si rivelerà essere l’unica in grado di sconfiggere il grande nemico, magari perché una profezia l’ha detto.

2. IL TRIANGOLO NO
Triangolo, quadrilatero, ottagono. Il/la protagonista viene coinvolta in un amore a più lati. Solitamente lo sviluppo di questa difficile storia avviene nelle trilogie. Nel primo libro incontriamo un ragazzo A – quasi sempre bellissimo e terribile – di cui il personaggio principale si innamora ed è normale, va bene. Ma ecco che nel secondo libro, immancabilmente, appare il ragazzo B. Il nostro personaggio principale entra in uno stato di confusione, in cui non sa decidere a chi dei due tiene di più, quindi decide che tenerli entrambi sia giusto. NO, RAGAZZI, NO. Non è un comportamento corretto, né rispettoso, né adulto. Nella vita bisogna sapere fare delle scelte e prendere in giro le persone non è un’opzione valida.

3. LOVE IS ALL YOU NEED.
Il romance è ciò che più rovina uno young adult. Rivolgendosi a dei giovani adulti è normale che sia presente all’interno del libro, ma non deve essere la priorità. Spesso l’idea centrale viene abbandonata in favore del romance, facendo perdere di senso la trama e peccare i personaggi di caratterizzazione.

4. SINDROME DI STOCCOLMA.
Negli young adult fantasy, il/la protagonista viene costretta a vivere con personaggi che lo/a maltrattano, con severi guardiani che lo/a puniscono per ogni infrazione. Il nostro protagonista finisce per accettare la sua condizione e sottomettersi volontariamente ad esseri che appaio superiori e quando l’occasione di ucciderli si presenterà, sceglieranno di salvarli, rinunciando così a liberarsi e porre fine ai soprusi. Devo aggiungere qualcosa, o ci arrivate da soli al messaggio che passa?

5. IL REALISMO.
Come dice Ilenia Zodiaco, il realismo. Prendendo ad esempio sempre gli young adult fantasy/paranormal/distopici, questi mancano completamente di realismo. Quasi tutti iniziano con una realtà solida e affermata, ma poi avviene qualcosa per cui questa realtà si incrina e veniamo catapultati in un altro tipo di mondo e così il nostro protagonista. Ora, non so voi, ma se da un attimo all’altro venissi catapultato in una realtà parallela totalmente differente da quella che ho vissuto fino a quel momento, io mi sentirei confusa, spaesata e terrorizzata. Ma i nostri personaggi no, loro sono tranquillo e annuiscono compiaciuti, loro l’hanno sempre saputo in fondo e si adattano subito. E avete presente tutte i personaggi goffi che incontriamo all’inizio del libro? Erano una copertura: una settimana di allenamento e sono diventati i Rocky balboa e i Jackie Chan dei poveri – saltano, corrono, lanciano coltelli etc. REALLY?

6. RELAZIONI INSTABILI.
Ultimo, ma non per importanza. Dedicato a tutte le donne vittime di abusi e violenza e a tutte quelle che sono riuscite ad uscire da una relazione instabile solo pagando con la vita. Scrittori di young adult, fatevi un esame di coscienza, ai milioni di giovani lettori che vi seguono date un modello e quello che state dando fino ad ora è sbagliato. Il bad boy non è intrigante, è spaventoso. Il bad boy si trasforma in un orco che picchia e maltratta e insulta senza motivo. Questo in una relazione non è okay, è da denunciare.

Questi sei punti esposti, sono una cernita di tutto quello che maggiormente non sopporto all’interno degli young adult. Voi avete qualcos’altro da segnalarmi? Se sì, potete farlo in un commento qui sotto! Che sia un weekend di buone letture!

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9 risposte a "DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI YOUNG ADULT."

    • usquequaque ha detto:

      nella mia “carriera” di lettrice avrò letto tre young adult scritti bene, quindi oggettivamente sì. ed è un peccato perché molti hanno del potenziale che non esplode mai. too bad.

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  1. Articolo interessante!
    Io devo ancora capire come mai si sia purtroppo deciso di chiamarla Young Adult anche qui, come per distinguerla dalla letteratura per ragazzi, che in realtà dovrebbe essere la stessa cosa. Infatti all’inizio credevo che per poter essere YA un libro dovesse contenere elementi fantastici come in Twilight o Harry Potter.
    Purtroppo non ne ho letti molti e l’unico che mi viene in mente è Skellig, di David Almond, che è stupendo ma c’entra poco coi sei punti che hai evidenziato. E poi magari qualche classico tipo L’isola del tesoro, che però c’entra ancora meno.
    Per quanto riguarda quelli moderni e per riallacciarmi al tuo post, nel punto 2 accenni al fatto che, casualmente, A è sempre bellissimo, e immagino che B non sia da meno, altrimenti come potrebbe competere? Ecco, quello della bellezza forse è un punto, purtroppo, importante. Da qualche parte avevo anche letto un articolo al riguardo. In pratica, la protagonista dev’essere bella, e quando sembra che non lo sia, in realtà si scopre che è solo per via della pettinatura sbagliata, dei vestiti anonimi o degli occhiali da vista appariscenti, tutti elementi che poi verranno tolti o cambiati per “migliorarla”. La fiducia che ha in sé stessa si misura attraverso la sua consapevolezza di provocare sguardi ammirati o esclamazioni di stupore e quanto più saprà di essere bella tanto più sarà considerata degna di attenzione.
    Penso sia una cosa valida anche per un eventuale protagonista maschile, ma in misura minore.
    Scusa, ho scritto decisamente troppo, mi fermo qui.

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    • usquequaque ha detto:

      Capisco benissimo e sono d’accordo: il termine crea parecchia confusione. Esistono (incredibile, lo so!) young adult scritti bene che rientrano solo in qualcuna di queste categorie e che proprio per la padronanza del lessico, gestione della trama e caratterizzazione dei personaggi non ce lo fanno pesare (l’esempio più lampante è proprio Harry Potter). Purtroppo, in altri casi il mix di questi elementi sommati allo stile di scrittura mediocre ed una trama scialba che alla lunga non va a parare da nessuna parte non fa altro che farci venire voglia di dare fuoco al libro ed è proprio quello che succede con la categoria “contemporary” del genere, ovvero quella in cui si scrive di persone del tutto normali, molto spesso con qualche sindrome o disturbo, la cui trama verte sul nulla. O dei fantasy/scifi in cui gli elementi che più dovrebbero caratterizzare la storia (magia, tecnologia, mondi distopici) viene lentamente accantonata per dare spazio alla storia d’amore.
      I personaggi sono sempre bellissimi e se non lo sanno è perché hanno gli specchi di legno in casa, ma poi arriverà qualcuno ad illuminarli e, come hai detto tu, acquisiranno una consapevolezza tale da risultare brillanti in tutti, anche se la settimana prima erano i reietti della scuola/nessuno se li filava/inciampavano nei propri piedi. Come se la bellezza fosse il potere ultimo per conquistare il mondo, che voglio dire. Grazie per il commento, è interessante sapere che cosa ne pensano gli altri e confrontarsi.

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  2. Leggevo un po’ tutti i post che mi sono persa in quest’ultimo periodo, e il primo che ho trovato tra i tuoi e che mi ha incuriosita subito dal titolo è stato questo: ho letto molti young adult e l’argomento lo trovo sempre molto interessante!
    In particolare i punti che hai esaminato li condivido appieno: da quando è finita la saga di Harry Potter si è diffusa questa moda del prescelto a macchia d’olio, ormai è impossibile trovare un libro che non abbia un protagonista/personaggio così, anche se, devo dire, se la storia, lo stile, diciamo per farla breve, tutto il resto sono buoni, non ho tanto da ridire!
    Sul punto della “sindrome di Stoccolma” avrei da ridire però: questo secondo me è molto collegato all’ultimo punto riguardo le relazioni instabili, io apprezzo i personaggi clementi che non si abbasserebbero mai alla stessa bassezza dei loro aguzzini, secondo me è un messaggio importante quello dell’importanza della vita altrui!
    Per il resto, come ho detto all’inizio, concordo appieno: mi è capitato di leggerne di libri veramente orridi, anche distopici, privi di un filo conduttore che distruggevano ogni norma della logica!

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    • usquequaque ha detto:

      Ti ringrazio! Concordo a pieno: se la storia è ben scritta e i personaggi ben costruiti anche non dà per nulla fastidio leggere di “supereroi”.
      Assolutamente, la vita è un dono prezioso e non sta a noi decidere a chi toglierla e tuttavia ci sono altri metodi per sfuggire agli aguzzini, poiché il punto era proprio questo: liberarsi dei guardiani/rapitori/quellochevuoitu e non IMMANCABILMENTE innamorarsene perdutamente!
      Mi ha fatto piacere ricevere il tuo commento! A presto!

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  3. Pingback: RECENSIONE | THE BONE SEASON, SAMANTHA SHANNON. | usquequaque

  4. Non potrei essere più d’accordo! Mi è capitato di leggere diversi young adult, tra cui alcuni pessimi, che incarnano i punti da te descritti. In modo particolare è l’ultimo punto che proprio non sopporto, certi scrittori dovrebbero vergognarsi per i messaggi che passano!

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