historical fiction, letteratura svedese, teaser tuesday

TEASER TUESDAY | IO NON MI CHIAMO MIRIAM, MAJGULL AXELSSON

Le regole sono poche e molto semplici:

  1. Prendi il libro che stai leggendo.
  2. Aprilo ad un pagina a caso.
  3. Condivi un estratto di suddetta pagina.
  4. Ma fai moltissima attenzione agli spoiler.
  5. Riporta titolo e autore ed eventuali ulteriori informazioni necessari ai tuoi lettori per rintracciare il magnifico libro molto più facilmente.

Le donne del settore degli zingari erano state le ultime ad arrivare all’appello. Le altre erano già lì: diverse colonne di giovani ebree, polacche e ceche. Poche potevano avere più di trent’anni e alcune sembravano ancora giovanissime. Erano tutte magre e nodose, il volto grigio e gli occhi inespressivi messi in ombra dai cerchi scuri della fame. Molte ansimavano ancora dopo la lunga marcia dall’altro settore di Auschwitz, quello che veniva chiamato Birkenau, fino ad Auschwitz 1, eppure quelle sembravano più sane e forti della maggior parte delle altre prigioniere. Dunque c’era la speranza che questa volya i tedeschi avessero detto la verità. Forse le avrebbero davvero portate in un campo di lavoro forzato a ovest. Forse qualcuna sarebbe addirittura sopravvissuta…
La colonna delle zingare aveva marciato in ordine. Avevano trovato il ritmo fin da Birkenau, sinist’, dest’, sinist’, dest’, e le settantanove donne erano di colpo diventate una sola, avanzando sotto la pioggiarella dell’alba sena dirsi una parola, tutte immerse nelle pulsazioni della marcia. Forse una piangeva in silenzio, forse un’altra si era dimenata un po’ per liberarsi del prurito alla schiena, quel prurito infernale che le tormentava tutte ma che solo le sane cercavano ancora di far passare grattando, forse una terza aveva tentato di ritirare le mani all’interno delle maniche della divisa da priogioniera nonostante fosse vietato, ma nessuna aveva perso il ritmo. Avevano marciato perché le SS avevano detto loro di marciare. Avevano tenuto lo sguardo dritto davanti a sé perché era quello che le SS volevano che si facesse quando si marciava. Avevano oltrepassato i binari di Birkenau intravedendo appena un gruppo di nuova arrivate che si mettevano in fila per la selezione, ma non le avevano guardate e nessuna di loro aveva avuto la forza di provare compassione. L’avevano esaurita. Marciavano e basta.
“Halt!”
Se quell’ufficiale delle SS non avesse ruggito il suo ordine, avrebbero semplicemente tirato dritto, avrebbero spinto via le polacche, le ceche e le giovani ebree e marciato oltre, fio alla fine del marciapiede, e poi proseguito in mezzo alla sterpaglia, giù  nel fosso e di nuovo su, per campi e prati, per montagne e vallate, per città e villaggi, per laghi e paludi, con lo stesso ritmo e lo stesso schieramento in fila per cinque, la schiena dritta e le braccia lungo i fianchi, ma dato che lui aveva ruggito si fermarono e fecero tre passi sul posto e poi rimasero immobili, il viso ancora rivolto in avanti, e lei ricorda di essersi stupita di quell’incomprensibile disciplina e un attimo dopo di essersi stupita del proprio stupore. Non aveva idea di essere ancora in grado di provarne. Non aveva idea di poter provare qualcosa.

Mi rendo conto che è un passo veramente lunghissimo, ma volevo trasmettervi tutta la potenta della penna di quest’autrice svedese che non conoscevo, ma del cui libro si è sentito moltissimo parlare. E allo stesso tempo volevo trasmettervi la potenza delle immagini che è in grado di evocare troppo nitidamente e rabbrividisco ancora di più pensando che si tratta di qualcosa di reale e ancora sempre più attuale. Credo che la dimenticanza sia una culla dolce e calda, quindi scuotiamola energicamente e facciamo in modo di ricordare. Qui sotto trovate tutte le informazioni sul libro in questione e, intanto, se lo avete letto, che cosa ne pensate? Io sono poco oltre le 100 pagine, ma mi sta distruggendo.

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Titolo: Io non mi chiamo Miriam
Autore: Majgull Axelsson
Casa editrice: Iperborea
Pagine: 421
Prezzo di copertina: 19,50 euro

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