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Recensione | Bugiardi e innamorati, Richard Yates

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Non sono mai stata affetta da quello che tutti comunemente chiamano “blocco del lettore” e non credo nemmeno che in realtà esista, ma come tanti altri soffro di periodi – più o meno lunghi – in cui semplicemente mi va meno di leggere, o gli impegni mi rallentano e mi distraggono, impigrendomi e facendomi diventare una lettrice svogliata. Ogni volta che questo accade, torno ad un autore già conosciuto e apprezzato e Richard Yates è diventato subdolamente uno di questi.

Bugiardi e innamorati è la sua terza opera che affronto. Si tratta di una raccolta di sette racconti incentrati sugli affetti e le menzogne, sui sentimenti incomprensibili e contrastanti che regolano una storia d’amore. La raccolta apparve per la prima volta nel 1981 con il titolo di Liars in love, quasi contemporaneamente all’uscita di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver. Per gli standard di Yates il libro ebbe una buona percentuale di vendite, grazie soprattuto al radicarsi del genere delle short stories. Pur ottenendo spesso il favore della critica, infatti, Yates non riusciva mai a batter il record di vendite e solo molto dopo la sua morte venne riconosciuto come uno dei pilastri del realismo del secondo Novecento e le sue opere vennero rimandate in ristampa dopo un lungo periodo di esclusione dai cataloghi.

Come si deduce dal titolo della raccolta ( anche titolo di uno dei racconti ) il filo conduttore qui sono l’amore e le bugie. I bugiardi innamorati non sono altro che uomini e donne innamorati delle bugie al punto da farne l’architrave della loro vita, al punto di vivere eternamente su un palco: facce atteggiate, voce truccata e l’unica naturalezza è la finzione. Ogni racconto nasconde sotto la sua superficie una cronaca dettagliata e minuziosa di un disastro, Richard Yates come un reporter agguerrito e morboso riporta con straordinario realismo il lento e inesorabile sgretolamento che regola la vita dell’uomo fin dal principio. Come Yates stesso dice: cominciare è finire.

Lo stesso principio, secondo Yates, regola la vita di coppia e familiare. I suoi personaggi sono estranei alla felicità, ne assaggiano il nettare, ne intravedono i confini, ma la demolizione del legame è già in atto quando il legame inizia a prendere forma, quindi subito.

A vent’anni, […] Susan Andrews disse con grande calma a suo padre che non gli voleva più bene. […] “D’accordo. […] D’accordo, non mi vuoi più bene. Ma una cosa devi dirmela, tesoro. Dimmi perché”.
“Non c’è un perché. […] Non si smette di amare per un motivo, proprio come non si ama per un motivo. Direi che questo lo capiscono quasi tutte le persone intelligenti”.

Richard Yates definisce i suoi personaggi come “straodinari fabbricatori di abbagli”. Perché? Qualcuno ha detto che la felicità è da ricercare in ciò che si ha e questo i personaggi di Yates non l’hanno mai capito. Essi non fanno altro che desiderare ciò che non hanno e considerarsi migliori della vita che conducono e nel tentativo di ristabilire il giusto equilibrio, vanno incontro alla loro perpetua infelicità. Sono consapevoli della loro miseria, ma sono incapaci di agire e reagire in modo efficace. Il loro marchio di fabbrica è il non essere adatti.

Non so spiegarvi esattamente quale sia il motivo preciso per cui io mi senta tanto legata a questo scrittore: i suoi personaggi sono un agglomerato di fallimenti, non c’è mai speranza, gli amori non sono mai facili e felici e nessuno ne esce mai soddisfatto. Ma allo stesso tempo, con la sua scrittura riesce a rendere attraenti e appassionanti le vicissutidini davvero poco eclatanti di personaggi comuni, senza tratti distintivi, senza l’ausilio di scene memorabili. Le trame sono sempre molto prevedibili e mai, mai, mai si arriva ad un punto di svolta, ma hanno in comune un’unica destinazione: l’autodistruttività dei suoi personaggi e dei loro legami.

Hai presente tutte quelle storie sui pericoli della perferia? Tutte quelle chiacchiere sulla vita che va in pezzi appena ti trasferisci fuori città? Io non ci credo. Se la tua vita è pronta per andare in pezzi, andrà in pezzi dovunque.

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