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Recensione | La vegetariana, Han Kang

Partiamo dal presupposto che per me – e credo per molti – il titolo è stato fuorviante, nel senso che buttandomi ad occhi chiusi sul libro, mi aspettavo tutt’altro. Invece, mi ritrovo qui, confusa e intrigata ( e sembra il titolo di una canzone di Carmen Consoli ) dalla forza evocativa della penna di Han Kang e dalla consapevolezza di quanto possa essere inaffidabile la mente umana, di quanto sia facile scolvolgerla, smembrarla, e di quanto invece sia difficile ricomporla, se non impossibile ed è un argomento che mi ha sempre affascinata.

Yeong-hye è sempre stata una moglie rispettosa e una figlia ubbidiente. È una donna comune, senza particolari qualità e/o talenti, ma “ha fatto un sogno”, uno di quei sogni “rivelatori” e non riesce più a mangiare carne. Il sogno comporta facce e sangue e questo sarebbe già macabro di per sé, ma quando finisce per influire sui rapporti che ha con il cibo e con le persone e con i legami che ha con le persone diventa l’elemento dominante di tutto il romanzo. Inizia una metamorfosi – ma a me viene da dire un processo di autodistruzione e distruzione di ogni legame terreno – che la porta ad allontanarsi dal cibo progressivamente, ad allontanarsi da suo marito con cui non vuole più condividere il letto e il tetto, a marciare contro la sua stessa famiglia fino a raggiungere un senso di alienazione dalla realtà. La radicalità di tale trasformazione è resa in modo molto incisivo dallo stile asciutto dell’autrice che gioca molto sulla psicologia dei personaggi e ne fa uno dei punti di forza del suo romanzo, mentre fornisce pochissimo riferimento in merito a spazio e tempo. Il romanzo è diviso in tre parti che corrispondono a tre punti di vista diversi che non sono mai quelli di Yeong-hye, ma appartengono invece al marito, al cognato e alla sorella, l’unica che si prenderà cura di lei fino a pagarne le spese.

Credo che questo romanzo sia una gigantesca metafora: un impulso e un incentivo a ricercare la propria vera natura e a lasciarla emergere no matter what, ma mi è impossibile chiudere gli occhi davanti alle conseguenze cui questo porta la protagonista. È come se Yeong-hye rifiuti e si allontani totalmente dalle costrizioni sociali e veda tutto ciò che è abitudine come un’insana malattia; al contrario, chi la circonda è convinto fermamente che ad avere qualche mercoledì in meno sia la stessa Yeong-hye libera: non più moglie e figlia, sorella e cognata, ma Yeong-hye.

“La vegetariana” è il primo libro dell’autrice ad essere stato tradotto e nonostante sia il vincitore del Man Booker Prize 2016, non rientra tra le mie migliori letture di quest’anno. Non so se è successo / succede anche a voi, ma io l’ho trovato a tratti surreale e molto astratto. Non so se sia un problema che io con la letteratura orientale ( non la conosco approfonditamente ), ma non la sento mia ed è un mio limite, non riesco a comprenderla e di conseguenza apprezzarla come meriterebbe.

Se anche voi avete letto questo libro, sentitevi liberi di lasciarmi la vostra opinione in un commento!

Intreccio: 2 / 5
Personaggi: 3 / 5
Ambientazione: 2 / 5
Linguaggio: 4 / 5
Totale: 2,75 / 5

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Titolo: La vegetariana
Autore: Han Kang
Casa Editrice: Adelphi
Pagine: 136
Prezzo di copertina: 18,00 euro ( esorbitante )

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2 risposte a "Recensione | La vegetariana, Han Kang"

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