RECENSIONE | THE 100 – KASS MORGAN

Mai avrei pensato che un post-apocalittico potesse essere così scialbo e senza spessore. Sono caduta nella rete attratta dalla serie tv che, secondo me merita molto, ma dirvi che un oceano supera questa e il romanzo sarebbe riduttivo. Sono perplessa e confusa, sinceramente sto ancora cercando di capire cosa io abbia letto e l’unica risposta possibile è: il nulla. È terribile. Il libro si concentra davvero poco sull’ambientazione post-apocalittica e sugli elementi fantascientifici e molto di più sulla vita amorosa di personaggi bidimensionali e dementi. Ma andiamo con ordine.

L’azione si svolge più o meno trecento anni nel futuro. Non sappiamo bene che cosa sia successo, ma sappiamo che la popolazione superstite vive su una nave spaziale su cui sono presenti molti criminali che sono molti più di cento ma, tra questi, cento (di età compresa tra i 12 e i 18 anni (eheh Kass c’avevi già in mente gli intrighi amorosi, dillo) vengono mandati come punizione sulla Terra, pianeta ancora potenzialmente inospitale, per sapere se è possibile ripopolarlo, oppure è meglio aspettare. Quindi diciamo che non è proprio una punizione e hanno il 50% di possibilità di sopravvivere. E fin qui, tutto bene, si prospetta una lettura interessante, in cui per logica andremo a scoprire che cosa ha portato la Terra ad essere inabitabile e alle meccaniche che guideranno il gruppo su questo pianeta e le relazioni che si verranno a creare. Per intenderci, mi aspettavo qualcosa di molto simile a “Il signore delle mosche” in chiave moderna, visto che molti dei personaggi sono (o meglio dovrebbero essere) efferati criminali, alcuni assassini.

BUT.

The 100 di Kass Morgan non è affatto un libro distopico che parla di un gruppo di persone che è stata costretta a vivere su una nave spaziale e che è costretto a mandare “cavie” “innocenti” sul pianeta d’origine per valutare se è finalmente possibile tornare. Non è un racconto post-apocalittico che parla delle difficoltà di un gruppo, delle orribili condizioni di vita dei sopravvissuti. No. È un teen-drama-romance neanche ben mascherato in cui l’intelligenza dei personaggi ha un range che varia dai cinque ai dieci anni. Seriamente, credo non siano esseri pensanti. Una serie di flashback sono piazzati come palliativo per dare un minimo di storia e background a degli idioti, quando sarebbe bastato farli interagire tra loro, cosa che non fanno praticamente mai, se non infilandosi la lingua in bocca. E l’esempio lampante che la maggior parte dei personaggi maschili ragiona con quello che ha in mezzo alle gambe piuttosto che con il cervello lo riscontriamo già dalle primissime pagine (estratto che mi prendo la libertà di tradurre, perché ho letto il libro in inglese e non mi va di cercare la citazione lol):

“ Un piano terribile iniziò a prendere forma e il suo petto si strinse in una morsa di paura mentre realizzava che cosa avrebbe dovuto fare. Ma Wells sapeva che non c’era un altro modo. Per salvare la ragazza che amava, avrebbe dovuto mettere in pericolo l’intero genere umano.”

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Ok. Va bene. Prendiamoci un momento per riflettere su questa cosa: anche io farei di tutto per le persone che amo. Sarei disposta a rubare, a mentire, a uccidere forse no, ma a morire io stessa mi piace pensare di si. Ma non a rischiare l’estinzione dell’intero genere umano. E vorrei ricordarvi che siamo all’interno di un distopico, in cui l’uomo sta lottando duramente e con tutte le sue forze per sopravvivere da almeno trecento anni e poi arriva uno squinzietto che brucia ogni sforzo, ogni sacrificio per salvare la ragazza che ama? Kassy, are you sure che è stata una scelta saggia?

La cosa che più mi ha irritato è che il mondo costruito è molto vago e povero di dettagli e più che essere il teatro dell’azione è un sfondo cartonato. Io credo che la storia e il background debbano essere il punto forte di un romanzo distopico e qui purtroppo abbiamo a che fare con un mondo inconsistente. La Terra la visitiamo solo di striscio, non sappiamo il motivo per cui gli esseri umani siano stati costretti ad abbandonarla, si parla di “inverno nucleare” e di una fantomatica “guerra” e si accenna ad un periodo “pre-cataclisma”, ma nel corso della narrazione non ci viene data nessuna ulteriore informazione. Gran parte dell’azione si svolge su un’astronave che pare sia suddivisa in tre settori, ma non abbiamo alcun elemento che ci porti a capire in base a che cosa la popolazione venga suddivisa e come mai alcuni settori dispongono di più risorse di altri. Non abbiamo idea di quanti siano i sopravvissuti in complesso. Ci viene detto che tra due delle colonie è presente un odio e un risentimento viscerale e avrebbe senso se qualcuno ci spiegasse il perché. Quello che sto cercando di dire è che l’assenza di una base solida, storica e culturale, è grave quando parliamo di una società futuristica di cui stiamo leggendo per la prima volta.

Mi aspettavo complotti, conflitti, attriti, ostilità, divisioni, un minimo di apprensione, di organizzazione e di esplorazione. Non c’è niente. I giovani che vengono mandati sulla Terra, di cui leggiamo pochissimo, praticamente fanno campeggio su un pianeta potenzialmente letale fin quando dei terrestri già presenti (e scopriamo così che sulla Terra ci si può abitare again) entrano in scena movimentando loro l’esistenza piatta e impedendoci di addormentarci. Ma qui interrompiamo la trasmissione che non vorremmo vi emozionaste troppo.

Intreccio: 0,5
Personaggi: 0,5
Ambientazione: 1
Linguaggio: 0,5
Totale: 0,6 (arrotondo ad 1)

Titolo: The 100
Autore: Kass Morgan
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 340
Prezzo di copertina: 12 euro

Vi faccio presente che questa recensione partecipa al Link Party indetto da TBS The Book Seeker dal titolo libro di me…lma. Con libro di me…lma si intende uno di quei libri veramente brutti, il peggiore che abbiate mai letto. Per aggregarvi avete un mese, il Link Party durerà infatti dal 13 ottobre al 13 novembre e le condizioni per partecipare le trovate tutte in un dettagliatissimo post a cui vi rimando. Per esempio mi piacerebbe molto leggere qualcosa da parte di erigibbi, il grimorio della strega e Dominic.

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Letture di settembre (Wrap up)

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Sono soddisfatta. Non mi capitano mesi così positivi – dal punto di vista delle letture -praticamente mai. Settembre è stato un mese di soddisfazioni e libri bellissimi. Siete pronti? Magari qualcuno lo conoscete già, l’avete letto o ne avete sentito parlare e magari qualcuno vi è nuovo. In qualunque caso, lasciatemi un pensiero qui sotto, mi farebbe molto piacere.

La vegetariana, Han Kang – Come potete notare sono partita dall’unica eccezione, ovvero dal libro che mi è piaciuto di meno. Che poi non è che non mi sia piaciuto, sarebbe più corretto dire che non l’ho capito. Ho sempre avuto dei limiti per quanto riguarda la letteratura orientale e purtroppo questo libro li ha confermati. La vegetariana parla di una giovane donna, buona moglie e figlia rispettosa, che non possiede nessuna qualità particolare se non quella di fare un sogno rivelatore che sconvolgerà la sua vita e quella di chi le sta attorno, portandola a distruggere qualsiasi legame fisico con la realtà e infine sé stessa. L’ho trovato molto surreale e molto astratto, mi ha confuso e per questo gli ho dato due stelline su cinque. Se ne volete sapere di più, trovate la recensione completa qui.

L’uomo di Marte, Andy Weir –  Ho comprato questo libro moltissimo tempo fa, ma l’aver visto prima il film mi ha allontanato dal leggerlo, finché alla fine mi sono quasi costretta. Si è rivelata una lettura piacevole, a tratti divertente per l’autoironia del protagonista, a tratti angosciante per le avversità che si trovava ad affrontare. Mark Watney è uno dei primi fortunati uomini ( e donne ) ad approdare su Marte, ma solo pochi giorni dopo l’inizio della missione, una potente tempesta di sabbia costringe l’equipaggio ad abbandonare il pianeta, credendo che Mark sia morto. Ma Mark non è morto e si trova a dover sopravvivere su un pianeta inospitale facendo affidamento solo sulle sue conoscenze e sulla buona sorte. Godibilissimo, anche di questo esiste un’intera recensione qui. Si è meritato ben quattro stelline su cinque.

Bugiardi e innamorati, Richard Yates – Yates è la mia garanzia. Se ho poca voglia di leggere, mi basta aprire un suo libro e immergermi nell’immensa infelicità che alberga nell’animo di individui senza speranza. So che sembra lugubre, ma i personaggi di Yates mi appaiono sempre molto reali e rispecchiano i volti delle persone che incontro ogni giorno. Bugiardi e innamorati è una raccolta di racconti che tratta appunto di coppie innamorate e bugiarde, o innamorate delle bugie. Mi sento di consigliarvi Yates in ogni salsa, ma di non partire da quest’opera perché l’ho trovata leggerissimamente inferiore alle altre. Buttatevi sui classiconi come Revolutionary Road o Easter Parade, i suoi capolavori. Per me ha meritato comunque quattro stelline su cinque. La recensione la trovate qui.

Walden / La disobbedienza civile, Henry David Thoreau – Uno di quei libri storici di cui ho sentito parlare anche durante il mio percorso scolastico, ma a cui non mi ero mai avvicinata. Confessione che mi fa poco onore, ho sempre pensato che Walden fosse una persona e non un posto incantato in cui vivere in modo semplice ed appagante, senza arrecare danno a nessuno, sulle pendici di un lago che si è sempre creduto senza fondo e che senza fondo non è. Thoreau mi ha fatto venire voglia di abbandonare tutto e costruirmi in una scatola di legno in un posto isolato e svegliarmi col cinguettio degli uccelli. Anche per lui quattro stelline su cinque.

Raven boys, Maggie Stiefvater – Una rilettura, visto che mi sono decisa a finire la saga, anche se procedo un po’ a rilento. Sono contenta che mi sia piaciuto come la prima volta. Blue Sargent è l’unica non veggente in una casa piena di veggenti. Il suo unico dono è quello di amplificare quelli delle innumerevoli donne che costituiscono la sua famiglia. Ogni anno, alla vigilia di San Marco, accompagna la madre a vedere la marcia degli spiriti dei futuri defunti e quest’anno uno le parla direttamente. Ciò vuol dire che o si tratta dello spririto del suo vero amore e che morirà alla fine dell’anno. Una profezia pende sulla testa di Blue Sargent: ucciderà il suo vero amore con un bacio. Per questo ha deciso che non bacerà mai nessuno, ma che fare se il tuo vero amore si presenta alla porta di casa tua e ti accompagna in magiche spedizioni alla ricerca di un mitologico dormiente re scozzere in grado di esaudire qualunque desiderio al fortunato che lo risveglierà? Mi ha tenuta incollata dalla prima all’ultima pagina e se siete alla ricerca di un buon young adult con una trama fitta ve lo consiglio vivamente. Quattro stelline e mezzo su cinque.

La sesta estinzione, Elizabeth Kolbert – Premio Pulitzer del 2015. Una lettura parecchio interessante sulla direzione che il mondo sta prendendo, o meglio sulla direzione che stiamo facendo prendere al mondo. Le ipotesi sono a volte estreme, ma credibili. Un brivido mi ha percorso per tutta la lettura, perché vedevo la realtà scritta tra le pagine di questo libro. L’uomo è il miglior cattivo che sia mai stato creato, in grado di distruggere quanto di buono esista, compreso sé stesso. Cinque stelline su cinque. LEGGETELO.

TEASER TUESDAY | THE DREAM THIEVES, MAGGIE STIEFVATER

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Le regole sono poche e molto semplici:

  1. Prendi il libro che stai leggendo.
  2. Aprilo ad un pagina a caso.
  3. Condivi un estratto di suddetta pagina.
  4. Ma fai moltissima attenzione agli spoiler.
  5. Riporta titolo e autore ed eventuali ulteriori informazioni necessari ai tuoi lettori per rintracciare il magnifico libro molto più facilmente.

L’estratto di oggi proviene da “The Dream Thieves” secondo volume della saga The Raven Cycle di Maggie Stiefvater. In Italia, lo trovate con il titolo di “Ladri di sogni” edito Rizzoli. Credo che a catturarmi siano stati gli elementi fantastici, uniti al mitologico e al leggendario e sono pià che decisa a concludere l’intera saga, sperando non mi deluda.

Un segreto è una cosa strana.
Ci sono tre tipi di segreti. Il primo è quello noto a tutti, per cui sono necessarie almeno due persone: una che lo custodisca, l’altra che non ne venga mai a conoscenza. Il secondo è quello più difficile, un segreto che non ammettiamo a noi stessi. Ogni giorno migliaia di possibili confessioni rimangono inespresse, e i mancati confessori ignorano che quei segreti mai ammessi si riducano alle solite tre parole: io ho paura.
E poi c’è il terzo tipo di segreto, quello più profondo. Il segreto che nessuno conosce.

Sono certa che sicuramente qualcuno di voi – anche se siete pochissimi – ha letto questa saga che ha spopolato qualche anno fa. E in questo caso vi chiedo: qual è il personaggio che vi ha rubato il cuore? Io sono assai indecisa: Ronan per me è la chiave di tutto, ma posso dirvi con certezza che l’affetto che mi lega a Noah è di quelli veri. (Lo so, sono personaggi fittizzi, lo so!) Se siete interessati, la serie debutterà sul piccolo schermo: la Universal Cable Pruduction si è presa in carico la serie tv e io spero fortemente che vada in onda su Netflix!

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Parliamo delle aestetic su pinterest che sono tutte bellissime. Grazie maghi del photoshop che producete queste meraviglie. 

Recensione | Bugiardi e innamorati, Richard Yates

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Non sono mai stata affetta da quello che tutti comunemente chiamano “blocco del lettore” e non credo nemmeno che in realtà esista, ma come tanti altri soffro di periodi – più o meno lunghi – in cui semplicemente mi va meno di leggere, o gli impegni mi rallentano e mi distraggono, impigrendomi e facendomi diventare una lettrice svogliata. Ogni volta che questo accade, torno ad un autore già conosciuto e apprezzato e Richard Yates è diventato subdolamente uno di questi.

Bugiardi e innamorati è la sua terza opera che affronto. Si tratta di una raccolta di sette racconti incentrati sugli affetti e le menzogne, sui sentimenti incomprensibili e contrastanti che regolano una storia d’amore. La raccolta apparve per la prima volta nel 1981 con il titolo di Liars in love, quasi contemporaneamente all’uscita di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver. Per gli standard di Yates il libro ebbe una buona percentuale di vendite, grazie soprattuto al radicarsi del genere delle short stories. Pur ottenendo spesso il favore della critica, infatti, Yates non riusciva mai a batter il record di vendite e solo molto dopo la sua morte venne riconosciuto come uno dei pilastri del realismo del secondo Novecento e le sue opere vennero rimandate in ristampa dopo un lungo periodo di esclusione dai cataloghi.

Come si deduce dal titolo della raccolta ( anche titolo di uno dei racconti ) il filo conduttore qui sono l’amore e le bugie. I bugiardi innamorati non sono altro che uomini e donne innamorati delle bugie al punto da farne l’architrave della loro vita, al punto di vivere eternamente su un palco: facce atteggiate, voce truccata e l’unica naturalezza è la finzione. Ogni racconto nasconde sotto la sua superficie una cronaca dettagliata e minuziosa di un disastro, Richard Yates come un reporter agguerrito e morboso riporta con straordinario realismo il lento e inesorabile sgretolamento che regola la vita dell’uomo fin dal principio. Come Yates stesso dice: cominciare è finire.

Lo stesso principio, secondo Yates, regola la vita di coppia e familiare. I suoi personaggi sono estranei alla felicità, ne assaggiano il nettare, ne intravedono i confini, ma la demolizione del legame è già in atto quando il legame inizia a prendere forma, quindi subito.

A vent’anni, […] Susan Andrews disse con grande calma a suo padre che non gli voleva più bene. […] “D’accordo. […] D’accordo, non mi vuoi più bene. Ma una cosa devi dirmela, tesoro. Dimmi perché”.
“Non c’è un perché. […] Non si smette di amare per un motivo, proprio come non si ama per un motivo. Direi che questo lo capiscono quasi tutte le persone intelligenti”.

Richard Yates definisce i suoi personaggi come “straodinari fabbricatori di abbagli”. Perché? Qualcuno ha detto che la felicità è da ricercare in ciò che si ha e questo i personaggi di Yates non l’hanno mai capito. Essi non fanno altro che desiderare ciò che non hanno e considerarsi migliori della vita che conducono e nel tentativo di ristabilire il giusto equilibrio, vanno incontro alla loro perpetua infelicità. Sono consapevoli della loro miseria, ma sono incapaci di agire e reagire in modo efficace. Il loro marchio di fabbrica è il non essere adatti.

Non so spiegarvi esattamente quale sia il motivo preciso per cui io mi senta tanto legata a questo scrittore: i suoi personaggi sono un agglomerato di fallimenti, non c’è mai speranza, gli amori non sono mai facili e felici e nessuno ne esce mai soddisfatto. Ma allo stesso tempo, con la sua scrittura riesce a rendere attraenti e appassionanti le vicissutidini davvero poco eclatanti di personaggi comuni, senza tratti distintivi, senza l’ausilio di scene memorabili. Le trame sono sempre molto prevedibili e mai, mai, mai si arriva ad un punto di svolta, ma hanno in comune un’unica destinazione: l’autodistruttività dei suoi personaggi e dei loro legami.

Hai presente tutte quelle storie sui pericoli della perferia? Tutte quelle chiacchiere sulla vita che va in pezzi appena ti trasferisci fuori città? Io non ci credo. Se la tua vita è pronta per andare in pezzi, andrà in pezzi dovunque.

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Recensione | L’uomo di Marte, Andy Weir

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La memoria non m’assiste, pertanto non ricordo quando ho acquistato questo libro, deduco molto tempo fa. Credo che a spingermi sia stato il prezzo irrisorio con cui le edizioni economiche Newton Compton ci tentano. So perfettamente cosa state pensando della casa editrice, lo penso anche io, ma questa volta posso ritenermi sorprendentemente soddisfatta: la copertina non è un pasticcio e non è il faccione di Matt Damon, ma un sobrio astronauta avvolto in una portentosa tempesta di sabbia e, udite udite, non ci sono orrori ortografici, impaginazioni a caso e, per quanto possa dirne, refusi o errori di battitura di sorta. In conclusione, l’edizione non è malevola. Ora che ho finito di spezzare lance a favore di una casa editrice notoriamente poco apprezzata ( anche da me ), passiamo al romanzo. Per me è venuto prima l’adattamento cinematografico di Ridley Scott e, per quanto io abbia apprezzato altri suoi prodotti come Thelma & Louise, Blade Runner, Soldato Jane, Hannibal o anche la mini serie I pilastri della Terra, devo dire che The Martian mi ha entusiasmata davvero poco. La fantascienza è un campo che esula un po’ dai miei gusti personali e nonostante io trovi che l’interpretazione di Matt Damon sia stata eccellente, per me il film si è concluso con un’alzata di spalle e un sospirato meh. Ho adorato moltissimo il panorama spaziale e l’umorismo del protagonista e ho sperato ardentemente che in fondo si salvasse ( anche se trovo che dopo tutti gli sforzi, farlo morire, fosse ancora più ironico ), ma mi sono annoiata su nozioni scientifiche e tecnicismi ( futuri? Non so dirlo! ) che non mi interessavano, seppur fossero essenziali per la sopravvivenza dell’uomo.

Mark Watney è stato uno dei primi uomini ad approdare su Marte. (Ma anche uno dei primi uomini a coltivare patate su Marte, a riciclare pipì su Marte, a truccare rover su Marte, piuttosto che a guardare fuffa anni 60 su Marte). Al solo sesto giorno di missione, una portentosa tempesta di sabbia minaccia la missione del suo equipaggio che, credendolo morto, abbandona il pianeta e intraprende il viaggio di ritorno sulla Terra. Peccato che Mark non è affatto morto e ora si ritrova su un pianeta inesplorato a tentare di sopravvivere a colpi di umorismo e ottimismo (che è il profumo della vita), con il solo aiuto di sé stesso e delle sue conoscenze.

Il fatto di conoscere già a grandi linee la trama mi ha rovinato un po’ l’emozione della scoperta. Il film non è il libro, è vero. Ma se l’adattamento cinematografico rimane sorprendentemente fedele al libro? Ecco, appunto. Mi aspettavo gli episodi salienti e i suoi colpi di genio e le trovate assurde con cui Mark Watney era in grado di risolvere problemi apparentemente insormontabili. Che poi questi problemi sarebbero davvero insormontabili per i comuni mortali come noi che non abbiamo basi solidi di chimica e fisica, che di legami e fusioni non ci capiamo un tubo, ma per Mark – ingeniere botanico – sono quanto di più normale ci possa essere su Marte. Quello che ho apprezzato di più, nel libro, è quanto venga accentuata l’autoironia del protagonista, a volte mi sono davvero ritrovata a sorridere e a dovermi giustificare con chi mi stava attorno. La preparazione e la prontezza di spirito con cui Mark riesce ad affrontare ogni situazione avversa è davvero una spinta a non arrendersi e a continuare a provare, tenendo conto delle nostre conoscenze e delle situazioni. Non dobbiamo scordare che Mark Watney è un astronauta della Nasa, ha preparazione fisica e mentale per questo tipo di “incidenti”. Proprio per questo mi sento di dissentire con quelle persone che dicono che il libro difetti di realismo a causa di un’analisi della mancata esplorazione dell’impatto psicologico che la situazione ha su Mark. Mark Watney, è esplicitato nel libro, è entrato a far parte dell’equipaggio proprio per la sua caratteristica di essere un ottimista, per riuscire a creare una sorta di legame tra membri con caratteri diametralmente opposti, per il suo buon umore. Queste qualità, sommate alla sua preparazione, sono tutto ciò che ha a disposizione su un pianeta ospitale e secondo me ne fa un uso egregio. Ha momenti di disperazione, ma ripeto, è stato istruito per affrontarli e se ci mette un pizzico di creatività propria è solo a favore dei lettori.

Proprio come nel film, i tecnicismi mi hanno rallentata. Essendomi fermata alla fisica e alla chimica della seconda liceo, per me è stato come leggere arabo. Eppure – a differenza di altri – non ho saltato nessuna pagina, con pazienza (e lentezza) mi sono impegnata a decifrare formule e a capire perché Mark fosse saltato in aria, o perché invece fosse sopravvissuto ad un esperimento potenzialmente letale. So, da fonti esterni, che i dati tecnici sono tutti molto esatti e precisi e ho deciso di fidarmi e di dichiararlo un libro molto fedele alla scienza.

La mia passione di viaggi spaziali (in realtà, molto più interstellari) si ferma a Star Wars che con The Martian c’entra pochissimo. Ho odiato, non me ne vogliate, Guida Galattica per Autostoppisti dalla prima all’ultima pagina per il non sense, ma L’uomo di Marte c’entra pochissimo anche con questo. E’ un romanzo plausibile e perciò godibilissimo per quanto riguarda i miei gusti personali. Booklist l’ha definito come “La storia di un coraggioso Robinson Crusoe del ventunesimo secolo su Marte. Avvincente.”, e io non posso che dichiararmi d’accordo.

Intreccio: 2.5 / 5
Personaggi: 3.5 / 5
Ambientazione: 4 / 5
Linguaggio: 4 / 5
Totale: 3.5

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Titolo: L’uomo di Marte
Autore: Andy Weir
Casa editrice: Newton Compton Editore
Pagine: 380
Prezzo di copertina: 4,90 euro

WWW WEDNESDAY

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Da qualche tempo, per impegni lavorativi, sociale e varie ed eventuali altre mille cose, sento di essere tornata una lettrice “lenta” e proprio per questo ho deciso di far uscire questa bellissima rubrica ideata da Should be Reading non una volta alla settimana, bensì una volta ogni due settimane. Sperando che questo non crei disagi a nessuno, let’s jump straight into it!

What are you currently reading? Che cosa stai leggendo?

Per una funesta congiunzione astrale, in un freddo e piovoso giorno settembrino ho lasciato entrambi i libri che stavo leggendo a casa del mio ragazzo. Tornata a casa, già pregustavo di finirne uno in una mezz’ora prima di addormentarmi, immaginate la mia espressione ( e la mia disperazione ) quando ho aperto la borsa e l’immagine dei miei libri sulla scrivania del mio ragazzo mi è immediatamente balzata alla mente. Volevo piangere, ve lo giuro, ma da lettrice forte quale sono mi sono rifugiata tra le pagine di Walden, o vita nei boschi di Henry David Thoreau e ho immediatamente capito che dimenticarmi quei libri è stata la cosa più giusta che potesse capitarmi. Non so una grandissima fan delle nuove copertine di Mondadori – quelle con l’angolino in alto a destra tagliato, per intenderci, ma devo dire che la brutta veste grafica non intacca per niente il contenuto strabiliante e illuminante. E seppur Thoreau in più di qualche punto diventi estremamente radicale nelle sue idee, io non posso che condividere molti suoi pensieri e sentirmi legata a lui in qualche maniera. Domani dovrebbe tornarmi anche Raven Boys di Maggie Stiefvater, una rilettura necessaria per continuare la saga che abbandonai molti anni or sono perché i libri mi risultavano irreperibili, ma il cui primo volume mi aveva stuzzicato moltissimo con i suoi elementi di magia e mitologia.

What did you recently finish reading? Che cosa hai appena finito di leggere?

Per la serie “spero che torni nelle mie mani presto” (cioè oggi pomeriggio), vi cito Bugiardi e Innamorati, che ve lo dico a fare, è Yates e per me è una garanzia. Ha un tale concetto della fragilità umana, dello scontento e dei legami che muovono la società che per me è come guardare il presente e annuire solennemente. Ho concluso anche La Vegetariana di Han Kang che, per me, è stata una cocente delusione, nonostante mi sia piaciuto. Non ho saputo leggere tra le righe, nè interpretare le volontà dell’autrice e questo mi succede con molte opere orientali che non trovo troppo nelle mie corde. Dopo settimane, ho finalmente finito anche L’uomo di marte di Andy Weir, una lettura spassosissima, soprattutto per la tenacia e l’umorismo del personaggio principale.

What do you thing you’ll read next? Che cosa leggerai in seguito?

Dunque, come la volta precedente vi cito La sesta estinzione di Elizabeth Kolbert che esercita su di me un magnetismo potentissimo. Per il resto, ultimamente non riesco a programmarmi alcuna lettura, vado molto a sentimento, la mia mano mi guida nella mia TBR e mi ritrovo a leggere quello che più mi attira.

E voi? Avete letto qualcuno di questi libri? Che cosa ne pensate? Se vi va, lasciatemi un commento con le vostre letture recenti, sono sempre alla ricerca di nuovi spunti!

 

Teaser Tuesday | Walden, H. D. Thoreau

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Sperando di rimanere il più costante possibile, ecco il Teaser Tuesday di questa settimana, una citazione tratta da Walden / La disobbedienza civile di Henry David Thoreau. Le regole sono sempre le stesse:

  1. Prendi il libro che stai leggendo
  2. Aprilo ad una pagina a caso
  3. Condividi un estratto di quella pagina
  4. Fai attenzione agli spoiler
  5. Riporta titolo e autore, così che i lettori possano aggiungere il libro alla wishlist se l’estratto li ha incuriositi

Gli uomini hanno un’oscura convinzione che, se persevereranno abbastanza a lungo in questa attività di capitali sociali e lavoro manuale, tutti alla fine arriveranno da qualche partem in pochissimo tempo e senza spendere nulla; ma sebbene la folla s’affretti alla stazione e il conduttore urli: “Tutti in carrozza!” quando il fumo si è dissipato e il vapore condensato, si vedrà che pochi sono quelli che si muovono e che gli altri sono rimasti sotto le ruote, e ciò si chiamerà – e lo sarà proprio – un “increscioso incidente”. Non c’è dubbio che alla fine potranno viaggiare coloro i quali si saranno quadagnati la cifra del biglietto, ammesso che siano sopravvissuti così a lung, ma a quel punto, con ogni probabilità, avranno perso l’elasticità e il desiderio del viaggiare.