consigli di lettura, fantasy, horror, post apocalittico, recensione, sci-fi

Tenebre di Robert McCammon

Tenebre (Swan Song) di Robert McCammon è approdato in Italia sul barcone Mondadori nel 1991. Marinai del settore molto più esperti di questa umile sbarbina hanno faticato instancabilmente per assegnargli un unico genere e il risultato è stato un affascinantissimo ibrido: horror, apocalittico, post apocalittico, fantastico e fantascientifico; ma è stato a lungo e forse lo è ancora tra i migliori cento romanzi horror di sempre.

La storia comincia con noi stupidi umani che tentiamo di bombardarci a vicenda e lo so che sembra un argomento attualissimo (e lo è), ma questa vicenda è avvenuta molto tempo fa e Usa e Russia sono i principali schieramenti. Dopo aver sganciato missili e testate nucleari varie ed eventuali ci ritroviamo a vagare in un paesaggio lunare e deserto, grigio, in cui le polveri tossiche e le continue esalazioni piegano la popolazione sopravvissuta e dà vita a nuove ed originali malattie che si manifestano come rocciose escrescenze sul corpo che ricoprono la testa della vittima. È in questo clima da survivor che facciamo la conoscenza con i nostri protagonisti, alcuni dei quali si muovono per motivazioni pie e giuste e altri un po’ meno. Finiamo al centro dell’eterna lotta tra bene e male, rispettivamente incarnati dalla piccola Sue Wanda – per comodità Swan – e l’uomo che molto simpaticamente si fa chiamare Amico, ma proprio non lo è. Ad accompagnare Swan nelle sue peripezie troviamo un cast di personaggi adorabili e ammirevoli, nonché donne forti e con carattere e uomini grandi e grossi, ma capaci di tenerezza e compassione. A servire l’Amico, Satana, l’Uomo dai mille volti, ci sono ex militari totalmente impazziti e un promettente giovane game player, abile stratega che si trasformerà in una sorta di torturatore professionista. Il mondo riuscirà infine a risollevarsi dall’oscuro abisso in cui l’uomo l’ha gettato?

L’ambientazione da fine del mondo storto è molto dettagliata, non ci viene risparmiata la bruttezza dei bombardamenti, il sangue, la disperazione dei sopravvissuti e aggirarsi per questo mondo butterato è una vera sofferenza soprattutto se guardando dalla finestra si è in grado di percepire quel poco di bellezza che rimane. Il viaggio è lungo e tortuoso, pieno di insidie e pericoli nascosti, gli agguati del male tramano nell’ombra e sfuggirgli diventa sempre più difficile soprattutto se gli unici mezzi che hai sono un paio di piedi malconci e delle scarpe non proprio comode. E vedere, dopo sette anni, la speranza riportata da Swan – una bambina speciale con poteri paranormali – è una piccole luce e una piccola gioia.

Swan porta in sé il dono della vita, pertanto è in grado di restituirla a qualsiasi seme che stia aspettando solo la giusta occasione, a qualsiasi albero che si è finto morto per tanti anni, a qualsiasi persona che fino al suo incontro non avesse avuto speranza o non vedesse futuro. Josh è uno di quei personaggi che gli vuoi bene per forza. Si presenta come un grosso ex-lottatore nero con dei rimpianti, ma che accoglie la bambina come se fosse una figlia e fa per lei quello che qualunque padre vorrebbe fare: amarla, crescerla, accudirla e proteggerla. Sister è una di quelle donne che devi ammirare, anche se all’inizio è pazza e sporca, anche se è strana, perché la fine del mondo le dà l’occasione di redimersi e dà un senso alla sua grigia e triste vita e diventa un’eroina e io le voglio bene. Mi piace molto come l’autore ha fatto crescere la personalità e la consapevolezza dei suoi personaggi, sia quelli buoni che ho già elencato, sia quelli cattivi come il colonnello Macklin di cui assistiamo la veloce e inesorabile caduta nella pazzia e del giovane Roland Croninger che si trasforma troppo facilmente da ragazzino innamorato del survivalismo ad un agente di tortura a comando. E questo ci rivela un po’ di cose sulla natura dell’animo umano, su quanto sia facile plagiarlo e su quanto le nostre scelte influiscano sulle persone che diventeremo.

Fin dalle sue primissime pagine, è stato come fare un salto all’indietro ne L’ombra dello scorpione di Stephen King (trovate la mia recensione qui) per il tema trattato. McCammon però l’ha sviluppato un po’ più coscienziosamente, con personaggi usuali in cui possiamo ritrovarci e una trama più coinvolgente, che quantomeno portasse da qualche parte. Ciò che mi ha attratto maggiormente è l’atmosfera cupa e pesante degna di un qualsiasi horror ben scritto, quello che invece mi ha un po’ destabilizzato durante la lettura è l’elemento fantastico che ho trovato un po’ una forzatura e mina la forte plausibilità della vicenda narrata. Nel complesso, è stata una lettura molto interessante e se vi piacciono questo tipo di storie non potete mancare di leggerla!

Swan Song, Robert McCammon
1991, Mondadori
660 pagine, 8 euro c.ca (in inglese su amazon)

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RECENSIONE | LE SETTE SORELLE di LUCINDA RILEY

Non avrei mai acquistato “Le sette sorelle” di Lucinda Riley se la cara “Mhannodettodifareunblog” non l’avesse accindentalmente portato alla mia attenzione. Si tratta di un historical fiction, ma anche un po’ (troppo) romance e, lo ammetto, una lettura piuttosto piacevole, nonostante non sia un romanzo perfetto e un genere in cui  non mi butto spesso.

Di sette sorelle adottive, Maia è la maggiore ed è anche l’unica che ha avuto difficoltà ad abbandonare il nido familiare, una tenuta dal nome un po’ mitologico di Atlantis, un immenso castello con vista lago di Ginevra. Cioè, anche io avrei avuto qualche difficoltà ad andarmene, ecco. Maia però è anche assillata dal suo passato – chi non lo è? – dalle sue scelte e dai suoi sbagli e così si fa convincere dal padre a prendersi una bella vacanza e a visitare una vecchia amica che vive a Londra. Mi chiedo se non sia stato tutto un po’ pianificato, perché mentre Maia sta finalmente riprendendosi, ecco che arriva una nuova batosta: il vecchio padre muore improvvisamente e così tutte le sorelle tornano all’ovile per la lettura del testamento: Pà Salt ha deciso di non smettere di fare l’enigmatico neanche dopo la sua morte e lascia una sfera armillare che porta incisi i nomi delle ragazze accompagnati da alcune coordinate che si suppone nascondano i luoghi in cui sono state trovate. Maia è la prima che parte alla ricerca della sua storia e si ritrova a Rio de Janeiro invischiata nella storia d’amore di una sua vecchia antenata da cui ha ereditato l’immensa bellezza, in un’altra storia d’amore che involve sé stessa e uno scrittore brasiliano e nella costruzione della famosissima statua del Cristo che torreggia Rio.

La Riley sviluppa la storia su due filoni temporali: quello nel presente in cui vengono narrate la vicenda di Maia e la ricerca delle sue origini; e quella nel passato in cui si ricostruire la storia di Izabela ambientata tra Rio de Janeiro e Parigi della fine degli anni venti. Decisamente la parte più interessante del libro, inclusa la progettazione e la costruzione della statua.

In questo primo volume ( di sette, non ancora tutti pubblicati ) facciamo conoscenza con le sette sorelle, non tutte molto simpatiche: Maia è solitaria, insicura e ha una tremenda paura del passato; Alcyone è una tempesta, sportiva e solare; Asterope e Celeano sono inseparabili, ma capiamo subito che non è un legame sano; Taygete è buona: Electra è una modella viziata, un po’ bipolare e Merope, beh, lei non esiste. So cosa state pensando: questi nomi sono assurdi, ma io vi rispondo: non più di quelli presenti in molti young adult e qui almeno sono giustificati, non vi sarà sfuggito che si tratta dei nomi della costellazione delle Pleiadi e a riunirle tutte sotto lo stesso tetto c’è Pà Salt, una figura un po’ misteriosa e criptica di cui non capiamo le scelte e nemmeno tanto bene chi è. È una figura ricorrente in tutto il romanzo, dato che è proprio la sua morte a sconvolgere le vite delle figlie adottive. Quelle da cui sono più affascinata e di cui vorrei scoprire di più sono Ally, Star, Cece e Merope. Di Maia non ho apprezzato i comportamenti e le motivazioni: è naturale che un figlio adottivo, ad un certo punto nella sua vita, voglia ritrovare le sue radici, ma ciò che spinge Maia a partire per il Brasile è più la paura di affrontare il presente che la sete di conoscenza. Allo stesso modo, la sua storia non è molto interessante, non porta elementi freschi. Devo ringraziare un plico di lettere custodite da una domenica fidata se il libro mi ha preso tantissimo. Le lettere raccontano la storia di Izabela, un’antenata di Maia, e si viene catapultati prima nella Rio de Janeiro della fine degli anni venti, si scorge la grande crisi americana, il decadimento della ricca aristocrazia e la crescita della nuova borghesia nascente. Si assiste alla fusione di mondi diversi, a matrimoni combinati, a scelte sofferte, all’odio puro e all’amore sincero e ci si sposta nella Parigi bohémienne dello stesso periodo, attraversiamo da turisti la rive gauche e sostiamo nei caffè degli artisti. Personalmente, l’ho trovato un viaggio immaginario magnifico. Il libro è costellato di atmosfere bellissime ed è questo che ha saputo farmelo apprezzare a pieno.

Lo stile di scrittura della Riley è stato molto evocativo per le parti che riguardavano il passato, molto più asciutto per quelle che riguardavano il presente. I dialoghi tra Maia e il suo poeta brasiliano sono meccanici, triti e ritriti, troppo smielati. Credo che la stessa Riley abbia amato di più raccontare di Izabela che della protagonista del suo romanzo.

Continuerò la serie perché la curiosità è donna e porta il mio nome. Voglio sapere perché Pà Salt abbia adottato queste bambine da diverse parti del mondo, perché non sia una settima sorella ancora, e perché le abbia spronate a conoscere il loro passato.

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#Wrap up | Letture del mese di maggio

Amici, maggio è stato un mese estenuante. Sapete quei mesi che non sono nemmeno iniziati, ti distrai un attimo e ciao siamo già a giugno. Com’è successo? Come? Ho letto poco e libri che non mi hanno entusiasmato troppo o non sono stati all’altezza dell’aspettativa e non ho mica letto tutta la mia TBR che, diciamocelo, chiamarla ambiziosa è già una barzelletta. Per favore, entrate in fila ordinata, non spingete, siate brevi e coincisi, grazie

Le sette sorelle di Lucinda Riley è un historical fiction ambientato tra la Svizzera, la Francia e Brasile che si sviluppa su due filoni temporali: quello contemporaneo della protagonista e quello nel passato di una sua antenata. E’ il primo volume di una saga di sette, uno per ogni sorella, e si concentra sulla primogenita Maia che deve fare i conti con la morte del padre e anche un po’ con il suo passato. Presto ne parleremo meglio in una recensione. 3/5

Con Il nome del vento di Patrick Rothfuss ci spostiamo sull’epic fantasy, uno dei miei generi preferiti. Kvothe ci racconta la storia di come è diventato un potentissimo mago, un abile ladro, un maestro di musica e uno spietato assassino di cui si narra in moltissime leggende. Sono rimasta un po’ delusa dall’esecuzione del romanzo, c’è pochissima azione e il contesto storico non è approfondito a sufficienza. E’ una lettura lenta e lo stile di scrittura purtroppo non aiuta. Non impelagatevi nella trilogia (non ancora conclusa) se non siete assolutamente certi che ne valga la pena e purtroppo io questa certezza non ve la posso dare. Se siete curiosi o incerti, cliccando > qui < potrete leggere un’intera recensione.  3/5

Ci spostiamo all’horror distopico con La lunga marcia di Stephen King che sta riscattando tutte le brutture che mi ha regalato con It e Shining. Il libro è molto breve e la grande abbondanza di dialoghi lo rende molto scorrevole e veloce. Ogni anno cento giovani marciano dal Canada a Boston per ottenere il Premio. Non ci si ferma, non si cade, non ci si sente male, si ha diritto a tre avvertimenti, poi si viene abbattuti. Il setting è agghiacciante, i dialoghi e gli incitamenti della folla che scandiscono il percorso rendono tutto surreale. Anche di questo arriverà presto una recensione, stra consigliato. 3.5/5

E per ultimo, ci siamo tenuti Fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos, primo volume di una trilogia e nuovo esperimento di genere (abbastanza riusciuto, se mi permettete) della E/O Edizioni che ha sfornato un ya fantasy niente male. Ophelia è un animista e sta per sposare uno sconosciuto lontano contro la sua volontà, ma cosa più importante sta per trasferirsi molto molto lontato da casa. Ci saranno complotti di corte, strane magie e amicizie insospettabili. L’ambientazione ha sicuramente il suo fascino, la storia è ancora un po’ all’inizio e secondo me fa un po’ fatica ad ingranare, ma tutto sommato è una lettura molto piacevole. 3.5/5

Lasciate un commentino con le vostre letture e se vi siete avventurati in una di queste storie fatemi sapere cosa vi ha convinto e cosa no. Per questo mese è tutto, passo e chiudo. Bacibà.

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Recensione | Il nome del vento, Patrick Rothfuss

La prima lettura di questo mese è anche quella che mi ha portato via più tempo e non perché fosse pesante o noiosa, ma perché molto lunga. Il primo libro che ho terminato e di cui vi parlerò in questo articolo è Il nome del vento di Patrick Rothfuss, il primo capitolo della saga de L’assassino del re. Se non ho capito male, si tratta di una trilogia e l’ultimo volume non è ancora stato pubblicato e i fan stanno aspettando ormai da sette anni, quindi se avete intenzione di iniziare la saga fatelo con molta cautela.

La narrazione si apre alla Pietra Miliare, una locanda sperduta, che nasconde un segreto. Kote, il locandiere, infatti non è veramente chi dice di essere e con il procedere della lettura apprendiamo che in realtà è Kvothe, l’eroe che ha ispirato moltissime leggende. Il suo cammino si incrocia fortuitamente con quello di Cronista che è intenzionato a raccontare la vera storia, in fondo è quello che fa, di come un uomo comune è diventato un mago esperto, un abile ladro, un talentuoso musicista e un temibile assassino. L’incipit ci invoglia subito a buttarci a capofitto in questo nuovo mondo e la curiosità di conoscere tutta la storia è fortissima. Perché il leggendario Kvothe si nasconde dal suo passato rifugiandosi sotto una falsa identità e una vita sedentaria e abitudinaria che lo sta logorando e sta distruggendo le sue abilità? Ed è così che ci ritroviamo a percorrere i giorni della sua infanzia e della sua adolescenza. Kvothe acconsente, all’inizio un po’ riluttante, a narrare la sua storia, e infine solo alle sue condizioni: ci metterà tre giorni, un tempo spropositato. Ogni libro, infatti, ripercorrerà un giorno della narrazione.

Le premesse della quarta di copertina sembravano molto interessanti, ma l’esecuzione non mi ha convinta completamente. La scrittura è abbastanza lenta e allunga ulteriormente i tempi di lettura, alcuni dialoghi, così come alcune scene sono assolutamente inutili ai fini della trama. Il background poteva essere un elemento di forza, ma rimane nebuloso, senza dettagli e indicazioni che ci permettano di orientarci e seguire i movimenti dei personaggi, l’unico modo per non perdersi è fare riferimento in continuazione alla mappa fornita all’inizio. Deduciamo che il regno è in guerra e sull’orlo del tracollo, non c’è cibo e i prezzi lievitano e le strade non sono sicure. La possibilità di venire derubati sia da banditi che da disertori si stanno moltiplicando e stanno avvenendo sovrannaturali uccisioni. Rothfuss ha pensato al calendario, alle diverse festività e alle usanze dei vari popoli e tuttavia il contesto rimane molto vago. Non abbiamo idea di quale sia la situazione politica reale del regno: chi sta combattendo? Per che cosa si sta combattendo? Qual è lo scopo dei ribelli? E quello della resistenza? Non ci viene fornita nessuna informazione. Facciamo conoscenza della simpatia, che altri non è quella che noi chiamiamo magia. È un sistema magico unico, basato su memoria, abilità, conoscenza e un pizzico di talento. Ma ancora una volta è come essere catapultati in una serie di nozioni per cui non ci sono state le basi per capire.

We undestand how dangerous a mask can be. We all become what we pretend to be.

Il Kvothe del presente è un bellissimo personaggio. Con il tempo ha acquisito moderazione, saggezza e umanità. Recita benissimo le parti che si trova a rappresentare ed è meno pretenzioso. Il Kvothe del passato è invece snervante: l’autore si sforza di creare piccoli ostacoli che possano farci empatizzare con il personaggio, ma la verità è che si merita solo schiaffi. Kvothe il giovane è un perfetto Gary Stu. Poteri e abilità superiori a qualsiasi personaggio, c’è. Capelli di colore insolito e occhi cangianti, ci sono. Passato tragico, c’è. Fortuna incredibile, c’è. Popolare, c’è.

La cosa più sconcertante rimane però la mancanza di direzione della storia. Per ottocentosessantaquattro pagine tentiamo di capire dove la storia stia andando a parare. Ci vengono narrati moltissimi episodi della vita di Kvothe che non portano proprio a nulla. La domanda sorge spontanea: perché sono stati inseriti, se sono inutili? Se lo scopo, alla fine della fiera, è di sfatare il mito dell’eroe, di spogliarlo delle sue vesti soprannaturali e renderlo umano a tutti gli effetti, allora siamo sulla strada giusta, altrimenti qualcosa non sta funzionando.

Un’altra cosa che non mi è piaciuta affatto è stata la presenza minima di donne all’interno della storia. Ci sono stati uno o due commenti poco simpatici che oggi definiremmo assolutamente razzisti e irrispettosi della parità dei sessi. L’unica donna a cui viene dato un grande ruolo è Denna, l’amore di Kvothe, che l’autore si sforza di nascondere dietro il mistero, con le sue apparizioni e sparizioni repentine e la sua vaghezza sulla sua storia, ma che in realtà è un personaggio piatto, senza personalità, gusti e opinioni. Non esattamente un buon modello di donna.

Nel libro si parla di male non dormiente, sempre all’attacco, con la figura affascinante dei Chandrian, esseri asserviti all’ombra per l’eternità, che mi hanno ricordato un sacco i Nazgul de Il signore degli anelli. Ed ecco che la cosa più affascinante e per cui nutrivo più aspettativa viene snobbata alla grandissima, seppur queste figure rappresentino un punto focale della narrazione. Male, Rothfuss, male.

In conclusione, la storia si legge, ma non credo sia all’altezza dell’hype booktuberiano anglo-americano (quasi come tutto, del resto). Leggerò il secondo volume, perché non vi nascondo che la curiosità di sapere come andrà a finire c’è, ma sicuramente Il nome del vento non è un capolavoro, anzi ha molti difettucci che secondo me con un po’ più di lavoro potevano essere limati.

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tbr

MAY TBR

Non è mia abitudine creare delle tbr solide mensili. Quando si tratta di scegliere le mie letture mi lascio guidare molto dal sentimento e dal momento, dai generi che prediligo in quel determinato periodo. Ultimamente, però, i miei scaffali sembrano accumulare più libri che polvere, soprattutto perché tendo a dare la precedenza ad ebook di nuove uscite, piuttosto che a libri ottenuti con il prestito bibliotecario e quindi ho deciso di creare una sorta di lista delle letture che mi preme fare per il mese di maggio.

Attualmente ho in lettura Il nome del vento di Patrick Rothfus, ho letto circa un centinaio di pagine su più di ottocento, quindi è molto presto per giudicare. Lo stile di scrittura mi piace molto, ho fatto fatica ad entrare nella storia, ma con il proseguire del racconto le cose si fanno molto interessanti. Il nome del vento è un epic fantasy e come tale ha tutti gli ingredienti giusti: saltimbanchi, girovaghi, assassini, demoni, creature leggendarie e una favolosa accademia magica dove si imparano abilità molto speciali. Seguiamo la storia di Kote, proprietario de La pietra miliare, che capiamo subito essere molto più di un semplice locandiere. Allo stesso modo, seguiamo le vicende di Cronista, uno storico che dopo molto peripezie durante il suo viaggio solitario riesce a raggiungere Kote per quello che veramente è e a convincerlo a raccontare la sua vita.

In seguito, ho intenzione di leggere L’assassino di corte di Robin Hobb, il secondo volume de La trilogia dei Lungavista. L’apprendista assassino mi era piaciuto moltissimo (e trovate una recensione qui se vi va di leggerla) e se non ho capito male in questo secondo capitolo dovremmo trovarci a seguire un Fitz adolescente che ha appena superato la sua prima prova come assassino del re e sembra intenzionato a non tornare dal suo padrone. Succederà però qualcosa che lo riporterà a Castelcervo e ai suoi intrighi di corte. Non vedo davvero l’ora di continuare la saga!

Un altro Stephen King, pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman, è La lunga marcia. Cento volontari si sfidano in una prova mortale: camminare senza mai vacillare, senza mai fermarsi dal confine con il Canada fino a Boston pena la morte. Chi riuscirà a tagliare il traguardo otterrà il Premio. Ecco, voglio immergermi in queste acque torbide e capire cosa spinge questi folli a partecipare ad una sfida del genere, anzi ad offrirsi volontariamente.

Ho recuperato da fidanzato un altro testo di non fiction che riguarda la salute nostra e del nostro pianeta. È stato indicato come il libro più importante mai scritto su questi temi e sto parlando di La food revolution di John Robbins. Prevedo molti dati statistici, ma anche interessanti su quanto stiamo rovinando il pianeta e su quanto ci metteremo ad arrivare al punto di non ritorno che potrebbe essere molto più vicino di quando pensiamo.

Dalla biblioteca ho recuperato Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith (aka J. K. Rowling), la prima indagine dell’ispettore Cormoran Strike. È una vita che voglio leggere questa nuova serie di gialli e muoio dalla voglia di sapere se la scrittura della Rowling sarà in grado di catturarmi anche in un genere diverso dal fantasy. Ovviamente, ho altissime aspettative.

Infine, ultima entrata nella libreria, è il nuovissimo Fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos, il primo libro della saga Attraversaspecchi. Ultimamente l’ho visto molto girare su instagram e per booktube e le recensioni sono abbastanza positive da aver attirato la mia curiosità. Seguiamo Ofelia, una ragazza un po’ goffa, che riesce ad attraversare gli specchi e a leggere il passato degli oggetti, e di tutti i personaggi bizzarri con cui verrà a contatto. È indicato per chi ha amato Queste oscure materie per le atmosfere e la fantasia, Twilight per la storia d’amore, Hunger Games per gli intrighi politici ed Harry Potter per il mondo magico. Insomma, le premesse ci sono!

Mi rendo conto che questa tbr potrebbe sembrare un pochetto ambiziosa, soprattutto perché al di fuori di La lunga marcia, è costituita solo da libri belli corposi, ma ci si prova e ce la metterò tutta.

Avete letto qualcuno di questi libri? Voi che cosa leggerete nel mese di maggio?

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APRIL WRAP UP | #TIRIAMOLESOMME

È con un imperdonabile ritardo che stasera parliamo di tutte le letture che ho portato a termine nel mese di aprile. A livello di quantità sono rimasta nella media ( 5/6 libri al mese), ma a livello di qualità è stato un mese decisamente positivo. Ho letto un totale di 1928 pagine suddivise in due fantasy, un libro di non fiction, un classico della letteratura inglese e un saggio divulgativo – quindi direi che anche con i generi abbiamo spaziato.

I primi due libri che ho terminato sono il secondo e il terzo volume della saga dell’universo Grisha di Leigh Bardugo. Spinta dalle recensioni assolutamente positive ho deciso di dare ancora una volta una chance allo young adult fantasy dopo la cocente delusione data da The Bone Season di Samantha Shannon (se vi interessa la recensione la trovate qui). Il mondo costruito dalla Bardugo è assolutamente ben costruito, anche se avrei preferito qualche dettaglio in più all’essere lanciata all’interno della trama alla cieca e dovermi orientare a tentoni. Esempio: i nomi richiamano a paesi dell’est e per deduzione capiamo che la storia potrebbe essere ambientata in qualcosa di molto simile alla Russia. La stessa cosa vale per il sistema magico complesso e molto innovativo. Sfortunatamente, gli unici personaggi a cui mi sono affezionata durante la lettura non sono i principali – ho adorato Baghra e Nikolai Lantsov – e il Darkling, il cattivo che tutti sembrano amare alla follia non mi ha colpito più di tanto, semmai mi ha infastidita. Nel complesso, ho dato quattro stelline su goodreads ad entrambi, perché nonostante alcuni piccoli difetti, è una saga che si legge piacevolmente e, sorprendentemente, non è banale.

In ordine di lettura arriviamo a Basil del mio adorato Wilkie Collins, romanzo di cui vi ho ampiamente parlato in una recensione apposita. Semplicemente, l’ho amato alla follia. Gli ingredienti principali sono: epoca vittoriana, scontro tra alta aristocrazia e borghesia mercantile, la distruzione di un uomo da parte di una donna. Consigliato ad: amanti delle sorelle Bronte, George Eliot, Jane Austen e Charles Dickens. Per saperne di più cliccate qui. Quattro stelline e mezzo su goodreads.

In un altro post, vi ho parlato di Trash, un saggio divulgativo scritto da Piero Martin e Alessandra Viola che ci spiegano in modo molto semplice e soprattutto capibile dalle masse cosa sono i rifiuti, quanti ne produciamo, come li produciamo e dove vanno a finire. Ci invitano ad essere più consapevoli e ci spiegano perché la differenziata non è una barzelletta che raccontano alle scuole elementari e nemmeno una leggenda metropolitana e perché è importante contribuire nel nostro piccolo. Vi invito anche qui a leggere la recensione/discussione che trovate qui. Quattro stelline su goodreads.

E infine, ho letto Il dilemma dell’onnivoro di Michael Pollon, un testo di non fiction in un cui lo scrittore analizza l’industria alimentare classica, l’industria alimentare biologica e prova infine a creare il pasto perfetto. Michael Pollon ci fa viaggiare insieme a lui per l’America alla ricerca delle origini dei prodotti che ogni giorno compriamo al supermercato e ci pone la domanda: quanto sappiamo veramente di ciò che mangiamo? Molto ben scritto, lento in alcune parti, ma alla fine del libro le riflessioni che ne escono sono molteplici. Tre stelline e mezzo su goodreads.

Questi erano i cinque libri che sono riuscita a leggere nel mese di aprile. Voi quanto avete letto, ma soprattutto siete rimasti soddisfatti delle vostre letture? Quanto riuscite a leggere in media ogni mese? Avete un genere letterario che batte tutti gli altri? Anche voi fate un po’ di statistiche tirando le somme a fine mese? Rispondetemi in un commento!

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TRASH: PARLIAMO DI RIFIUTI

Re Mida trasformava in oro tutto quello che toccava. Noi, più modestamente lo trasformiamo in rifiuti. Ma se fossero preziosi anche quelli?”

Cattura

Questa è la premessa su cui si fonda Trash – tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti scritto da Piero Martin – fisico e divulgatore scientifico, professore all’Università di Padova – e Alessandra Viola – giornalista e divulgatrice scientifica, docente della Luiss. Prendiamoci un momento per osservare e apprezzare lo stupendo lavoro di grafica che Codice edizioni ha ideato per questo libro: un sacchetto di plastica che si spaccia per un iceberg a simboleggiare l’inquinamento delle acque di cui l’uomo si sta macchiando. Penso sia geniale e che renda subito l’idea dell’argomento che il libro va a trattare. Trash è infatti un saggio di divulgazione scientifica che parla di rifiuti, di come e quanti ne produciamo e di che fine fanno. Scritto in modo semplice e comprensibile, accessibile a tutti, ma questo non vuol dire che non ci sia la massima attenzione alle fonti e un’attenta verifica di dati.

In Trash veniamo messi di fronte a dati inquietanti a cui potremmo arrivare utilizzando semplicemente il potere della deduzione. Per esempio: da sempre, l’Everest è una delle vette più ambite da alpinisti e scalatori che durante la loro ascesa non mancano di lasciare un’altissima quantità di rifiuti. Parliamo di 12 tonnellate che rimangono per la maggior parte della loro vita sotto i ghiacci, ma ora immaginiamo che questi ghiacci si sciolgano, il disastro ecologico a cui andremo incontro sarebbe colossale poiché i rifiuti andrebbero ad alterare e corrompere quelle stesse acque che servono per le piantagioni e quindi per il nostro sostentamento. Abbiamo portato i rifiuti persino nello spazio: sulla Luna riposano 187.000 kg di rifiuti tra cui spille, piume, attrezzatura ed equipaggiamento e persino una pallina da golf. O ancora, nell’artico il permafrost rischia di non essere più così permanente. L’effetto serra sta sciogliendo progressivamente i ghiacci, micro e nano plastiche intrappolate si confondono con il plancton ed entrano subdolamente all’interno della catena alimentare.

L’uomo è ciò che mangia e se l’uomo è anche ciò che spreca?”

E se vi dicessi che ogni giorno nel mondo metà del cibo che produciamo non viene consumato, ma spesso viene gettato quando è ancora edibile? È giusto parlare di spreco alimentare. Lavorando all’interno di un grosso marchio della grande distribuzione, e più specificamente in uno dei reparti che maneggia prodotti surgelati o prodotti da forno, vi assicuro che la quantità di merce che ogni sera viene buttata è ancora altissima. Fortunatamente i grandi colossi stanno aggirando il problema, trasformando questi enormi sprechi in foraggio per animali, ma per un tornaconto e non certo per buon cuore. Prima che vi accaniate e vi facciate portatori della povertà che dilaga sul pianeta, no: la grande distribuzione non può donare alla caritas o ad altri enti di beneficenza, semplicemente perché ci sono delle leggi che regolano questi scambi e molto spesso finiscono per impedirli. Noi, nel nostro piccolo, possiamo attivarci conservando gli avanzi nel limite del possibile e riutilizzarli per comporre i famosissimi polpettoni, o sperimentare nuove ricette. Una sorta di ritorno ai tempi dei nostri nonni, dove tirare a campare era dura, ma ce la si faceva sempre in qualche modo. E vi giuro che se vi esce un che schifo gli avanzi vi tiro una centra che vi ci faccio finire dentro con la faccia.

Non va meglio sul piano tecnologico: ormai tutti i beni che compriamo sono fatti appositamente per avere una vita breve (obsolescenza programmata) e quando riparare un oggetto costa più di comprarne uno nuovo, è logica quale sarà la nostra scelta. Quello di cui non ci rendiamo conto, o fingiamo di non renderci conto, è che la quantità di rifiuti non organici e di difficile smaltimento è in continua crescita.

Questo ci porta a parlare delle quattro “R” della gerarchia dei rifiuti:

ridurre: prevenire è meglio che curare, dobbiamo produrre meno rifiuti. Come? Come sempre, noi possiamo fare ben poco, ma potremmo cominciare dall’acquistare oggetti o cibi con imballaggi limitati, meglio se in cartone riciclato e riciclabile, utilizzare i tanto odiati sacchetti biodegradabili e riutilizzando gli avanzi invece di buttarli se ancora edibili;

riutilizzare: abiti, elettrodomestici e mobili con un accurata e costante manutenzione possono essere riutilizzati;

riciclare: sono cliente affezionata da un paio anni di un mercatino dell’usato della mia città che è ordinato, vende solo cose di alta qualità e ad ogni vendita o acquisto rilascia una fattura con l’ammontare di energia risparmiata e la quantità di gas serra che abbiamo aiutato a non immettere nell’atmosfera ed è qualcosa di piccolo che fa sentire bene;

recuperare: con apposite tecnologie, la maggior parte dei rifiuti possono essere convertiti in energia combustibile.

La situazione è talmente disperata che si parla di plasticene: una nuova era geologica che i nostri posteri studieranno, il nostro periodo storico dominato dalla plastica. Conviene attivarti, o il futuro remoto saranno enormi isole di rifiuti (garbage patches), talmente grandi da poter galleggiare ed ospitare intere città. E voi, partecipate attivamente alla raccolta differenziata organizzata dal vostro comune? Che cosa fate per aiutare l’ambiente e voi stessi a stare meglio? Condividete in un commento i piccoli gesti che portano grandi cambiamenti!

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Titolo: Trash – tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti
Autore: Piero Martin e Alessandra Viola
Pagine: 271
Casa editrice: Codice
Prezzo di copertina: 25 euro

 

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