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RECENSIONE | TRILOGIA DI WAYWARD PINES, BLAKE CROUCH

L’epidermide. Tolti gli strati superficiali, si cominciavano a scorgere sfumature fosche. Arrivati all’osso… si precipitava nell’oscurità.

Il sci-fi non è per tutti e ho sempre pensato che non fosse per me. Illuminae di Amy Kaufman e Jay Kristoff – letto all’inizio dell’anno scorso e di cui trovate una recensione qui – mi ha scosso molto e fatto capire che invece no, la science fiction è proprio per me. Non posso considerare tradizione una cosa che faccio solo da due anni, no anzi sì da adesso sarà una sorta di tradizione e chissene, ma ho cominciato l’anno con una trilogia sci-fi, thriller, horror, mystery, una centrifuga gustosa per gli amanti dei segreti e delle atmosfere dark da gustare di sera alla luce di una candela o, come nel mio caso, sull’ebook dopo un’estenuante giornata di lavoro. La trilogia in questione è quella di Wayward Pines di Blake Crouch composta da I misteri, Il bosco e L’ultima città. Quindi, c’è questa città insignificante nel bel mezzo del nulla, racchiusa tra le montagne, che si chiama Wayward Pines ed è apparentemente la città perfetta per vivere, una sorta di paradiso che nessuno vuole – o può? – lasciare. E gli abitanti sono perfetti e le case sono perfette e tutto è perfetto ed è quasi inquietante e subodoriamo subito che qualcosa non va e che questa città nasconde un grossissimo segreto. E il protagonista Ethan Burke ex agente dei servizi segreti – che è il nostro eroe – la pensa proprio come noi quando si risveglia nell’ospedale della città senza ricordare come ci è finito.

In base alla sua esperienza, c’erano tenebre ovunque gli uomini si radunassero. Così andava il mondo. La perfezione riguardava solo la superficie delle cose.

Ma tutto ci viene spiegato – a lui e a noi – dai perfettissimi cittadini di Wayward Pines che non sono affatto perfetti come sembrano e dalla memoria di Ethan che torna lentamente. Ethan poi, da ex agente è proprio ficcanaso e per noi è un bene perché scopriamo cose che CIA levate e una grossa rivelazione ci sconvolge e ci fa divorare il libro in tipo due giorni e recuperare subito gli altri due perché il bisogno di sapere come andrà a finire è fortissimo.

L’ambientazione è pittoresca ed emana le stesse vibrazioni di Twin Peaks: c’è una cascata, ci sono i boschi, c’è una specie di grande laboratorio all’interno di una montagna che ricorda il Great Northern Hotel – il luogo dove i potenti cattivi prendono le decisioni sbagliate – e c’è una ragazza che viene uccisa proprio come Laura Palmer e che proprio come lei non era proprio chi diceva di essere. L’autore ha ammesso che questa trilogia è una sorta di omaggio a David Lynch, il prodotto del bisogno e del desiderio di ricreare la stessa suspance dell’omicidio de Laura Palmer di cui, un po’ come tutti, è stato fan dipendente.

I personaggi sono credibili e proprio come gli esseri umani veri falliscono, ingannano, prendono decisioni di dubbia moralità, si pentono, rifanno gli stessi errori un po’ perché sono stupidi, un po’ perché le circostanze li obbligano, ma è proprio per questo che si riesce ad apprezzarli. Ethan è un po’ antipatico e pure un paio di altri personaggi, ma ha un suo perché e nell’insieme la sua antipatia viene stemperata. La moglie Theresa, invece, è uno di quei personaggi che mi è stata simpaticissima fin da subito, anche se è un po’ zerbino. L’altro personaggio che secondo me è stato creato e sviluppato benissimo è il cattivo della situazione, David Pilcher, che vi giuro è un grande stronzone, ma non si riesce proprio ad odiare fino in fondo se non in un paio di situazioni in cui ti verrebbe voglia di tirargli un cazzotto forte sul naso. Non ci crediamo nemmeno per un secondo che ha fatto quello che ha fatto per il pianeta e per la salvaguardia dell’umanità, che secondo me è solo un effetto collaterale del suo ego e della sua fame di potere.

Del libro ho amato gli intrighi, i misteri, la descrizione degli effetti che vivere rinchiusi in un posto ha sulle persone, sulla perdita della loro umanità e sulla conseguente volontà di ritrovarne anche solo un pochino. Ho odiato invece il triangolo amoroso che bah si poteva evitare. Ah sì, dai libri è stata tratta una serie tv che a me ha fatto un po’ schifo e quindi non vi consiglio, vi consiglio  invece molto tutti e tre i libri. Di lui voglio leggere Dark Matter anche se i pareri sono discordanti voglio essere fiduciosa.

Ora ditemi, qual è il genere che avete sempre pensato non facesse per voi, ma invece vi ci siete approcciati e avete scoperto che non è poi così male?

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#talkingabout | UNA COMUNITA’ PERDUTA, DORIS LESSING

Perché parlare di un libro che si è rivelata essere la prima bruttura dell’anno? Principalmente, per esternare il mio disappunto. Ho odiato Una comunità perduta di Doris Lessing. Non sto esagerando, l’ho davvero odiato, già fin dalle prime pagine. È stata una vera battaglia portarne a termine la lettura. Non so perché, ma avevo aspettative così alte, che la delusione è stata doppiamente cocente. Nominato in un video da Ilenia Zodiaco (di cui mi fido molto in fatto di letture), ha attirato subito la mia attenzione, la sinossi sembrava promettente e in effetti la premessa lo è eccome: le donne sono nate prima. Poi, un giorno nasce un maschio e le donne (le Cleft) coniano il termine Monster ad indicare le diversità anatomiche che li contraddistinguono, le ripugnano e le spaventano. Cleft e Monsters costituiscono due diversi tipi di comunità e si macchiano di crimini gli uni contro gli altri. La voce narrante è un senatore romano che sta tentando di ricostruire la storia basandosi su cronache orali custodite e narrate dalle Memorie, particolari Cleft. Non è detto che la versione a lui giunta sia quella più veritiera, è possibile che molte versioni della stessa storia si siano mischiate e integrate, o che le Memorie abbiano deciso di smussare la verità, eliminando la crudezza e gli orrori che hanno contraddistinto la loro storia.

La prima parte è sicuramente la più interessante e la più intrigante, ma in seguito la Lessing diventa ripetitiva. Le stesse scene si ripetono numerosissime volte e il ritmo della storia diventa davvero lento. Si ha la sensazione di non progredire e nessuna idea di dove l’autrice voglia arrivare.

Questo libro è stato inserito nella categoria “femminismo” e io trovo che questa scelta sia stata alquanto infelice. Creerei la categoria “stereotipo di genere” in cui le donne sono pingui, grasse e indolenti e amano crogiolarsi al sole, accudiscono i bambini e sono in grado di mettere insieme ramoscelli per creare una scopa e ripulire i rifugi dei Monsters. I Monsters, dal canto loro, comunicano in grugniti, non riescono a controllare i loro impulsi sessuali e stuprano le Cleft per generare altri Monsters.

Un’altra cosa che mi ha infastidito moltissimo è la violenza forte e gratuita presente nel libro. Gli stupri dei Monsters sono una faccia della medaglia, le Cleft non sono meno aggressive o mostruose con le mutilazioni ai piccoli Monsters, gli omicidi, gli annegamenti.

Ho recepito il messaggio: come due gruppi di persone, due comunità, possono reagire all’ignoto e come uomini e donne vedono le differenze tra i due sessi. Tuttavia, mi sarebbe bastato un racconto.

Voi avete letto questo libro? Ditemi la vostra!

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Titolo: Una comunità perduta
Autore: Doris Lessing
Casa editrice: Fanucci Editore
Pagine: 256
Prezzo di copertina: 8,90 euro

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RECENSIONE | L’APPRENDISTA ASSASSINO, ROBIN HOBB

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Il 2018 sul blog inizia con la recensione del libro di un’autrice a cui mi sono approcciata nel modo sbagliato. Sto parlando de L’apprendista assassino di Robin Hobb, primo capitolo della saga dei Lungavista. Sono venuta a conoscenza dell’esistenza di Robin Hobb grazie al canale YouTube di Sam’ s Nonsense, una lettrice con cui condivido non solo il nome, ma anche i gusti di lettura. Ho sempre pensato, erroneamente, che l’autrice fosse un autore e sono partita dal romanzo sbagliato. Sam’ s Nonsense mi ha illuminata illustrando sul suo canale l’ordine migliore i cui leggere i suoi romanzi – ambientati tutti in un unico universo (I sei ducati) – e soprattutto sull’identità dell’autrice. Tra i buoni propositi del 2018 ci inseriamo subito la lettura dei suoi romanzi perché, pur avendone letti solo due e nell’ordine sbagliato, la Hobb è stata in grado di catturarmi come poche storie ormai sanno fare.

Non fingere mai di essere qualcosa di diverso da ciò che sei. Noi siamo assassini. Non agenti misericordiosi di un re saggio. Assassini politici che infliggono la morte per sostenere la nostra monarchia.”

In un mondo immaginario in cui scorre una magia sottile e quasi intangibile, ci ritroviamo a seguire le sorti di Fitz, un “bastardo reale” che possiede un talento antico e raro, l’abilità di comunicare con gli animali, oltre al lascito magico del suo lignaggio. Accolto a corte, Fitz viene addestrato e istruito, ma ben presto ci rendiamo conto che il suo destino è diventare un assassino del re e affrontare tutte le conseguenze che questo comporta.

Nel primo capitolo della saga de I Lungavista, Robin Hobb non fa altro che presentarci tutti i personaggi, di cui Fitz è il principale. L’apprendista assassino ricalca tutti i temi classici del fantasy a partire dalla presenza di uno sfortunato orfanello dai natali reali, all’ambiente medievaleggiante in cui il regno è minacciato da una forza oscura, alla figura dell’eroe da cui dipendono le sorti del mondo.

Fitz tuttavia è un eroe innovativo: non è perfetto, non è amato. Abbandonato alla parte nobile della famiglia, l’orfano è fonte di imbarazzo, viene deriso, emarginato e sempre più spesso si rifugia nella coscienza degli animali che lo fanno diventare sempre meno umano. Fitz è un fallimento ed è questo suo tratto che lo rende così vero e umano e ci induce a provare un moto di simpatia e di pietà nei suoi confronti. Fitz possiede più difetti e debolezze che qualità, risulta un personaggio complesso, pieno di sfaccettature, analizzato in ogni suo aspetto. Eppure il personaggio più affascinante del romanzo – spero venga approfondito durante la saga o in altri libri – è quello del Matto di corte: un uomo ambiguo e criptico, ma inaspettatamente comprensivo e sorprendente. Nessuno è a conoscenza della sua storia, di come abbia raggiunto Castelcervo e di come sia diventato il Matto del re. Un personaggio intrigante di cui mi piacerebbe scoprire di più.

In questo primo romanzo, a reggere la trama, sono sicuramente gli intrighi politici ben architettati e orchestrati e la presenza, oltre che di assassini, di pirati feroci che minacciano il regno saccheggiando e distruggendo e rapendo la popolazione con una richiesta di riscatto davvero singolare: non pagate e lasceremo andare i prigionieri, pagate e li uccideremo. I pirati delle navi rosse rappresentano un nemico temibile e incomprensibile e dalle loro sortite il regno ne esce confuso e alterato. Insieme alla figura dell’assassino, questi pirati rappresentano i personaggi più interessanti del romanzo, proprio per il loro operato silenzioso e distruttivo insieme.

Due cose ho apprezzato particolarmente nel romanzo: ogni capitolo inizia con un breve paragrafo di storia dei Sei Ducati scritta dal pugno di Fitz su insistenza di Piuma, un letterato itinerante che ha insegnato a leggere e scrivere al nostro protagonista. Veniamo così a conoscenza di stralci di storia passata del regno e dei personaggi che vi hanno abitato, dei fatti storici che sono accaduti e hanno portato a questo punto della narrazione. L’altra cosa che ho apprezzato è stata la ricerca dei nomi che rispecchiano in tutti e per tutto i personaggi e le loro qualità: così Fitz, nel linguaggio immaginario creato dalla Hobb, significa bastardo; il re che si presenta saggio e arguto si chiama Re Sagace; l’assassino del re, silenzioso e tetro come un ombra porta il nome di Umbra; il padre di Fitz, galante e cavalleresco, si chiama Fitz e la sua consorte Pazienza. E così via…

Erano anni che non mi imbattevo in un fantasy così magnetizzante. L’universo è ricco e i personaggi affascinanti e in questo libro non veniamo a conoscenza nemmeno della metà del potenziale che potrebbe avere la saga. Le domande accumulate sono moltissime e per questo recupererò il prima possibile L’assassino di corte, su cui ho letto pareri un po’ contrastanti.

Per oggi è tutto, non posso che augurarvi un sereno annuo nuovo ricco di letture soddisfacenti!

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Titolo: L’apprendista assassino (I Lungavista #1)
Autore: Robin Hobb
Casa editrice: Fanucci Editore
Pagine: 379
Prezzo di copertina: formato ebook 1,99 euro (purtroppo non credo sia più disponibile in formato cartaceo, ma potete rivolgervi alla biblioteca o in alternativa ai negozi di usato come Libraccio et similia)

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BILANCIO LETTURE 2017 #4 – BEST BOOKS

Nell’ultimo appuntamento del bilancio delle letture do finalmente spazio ai libri migliori che ho letto quest’anno. Per chi si fosse sintonizzato su questi canali da poco, potete trovare in fondo all’articolo i link di rimando a quelli in cui parlo dei libri deludenti, dei libri sorprendenti e dei peggiori libri. Ci tengo a precisare che i libri elencati non sono in ordine di preferenza, ma di lettura.

  • Homegoing, Yaa Gyasi – Romanzo d’esordio della scrittrice originaria del Ghana, si presenta come un romanzo corale composto da più racconti in cui le vicende dei personaggi si intrecciano fino a formare una grande saga familiare spalmata su centinaia di anni e sette generazioni. Impregnato di elementi mistici ed ancestrali, la scrittrice dà un’enorme importanza al ruolo della donna nella comunità in un contesto ricco di avvenimenti storici e culturali importanti. Un invito alla ricerca di sé stessi. Recensione.
  • La sesta estinzione, Elizabeth Kolbert – Premio Pulitzer 2016 meritatissimo. Era da anni che cercavo di leggerlo, ma risultava esaurito ovunque. Ci è voluto un Salone Internazionale e lo spostamento in un’altra città per recuperarlo, ma ne è valsa la pena. Se vi interessa sapere da dove veniamo e dove stiamo andando, sulle ripercussioni che l’essere umano ha su sé stesso, ma soprattutto sull’ambiente che lo circonda, sulla fauna che lo popola, questo libro fa al caso vostro. La Kolbert è ammaliante.
  • Strange the dreamer, Laini Taylor – Attesissimo in italiano, sperando che la copertina sia decente perché questo young adult se lo merita davvero. È un libro magico: leggerete di una misteriosa città di cui nessuno ricorda il nome, con figli dalla pelle blu di dèi ormai scomparsi, con fantasmi dalla volontà legati alla coscienza di una bambina psicopatica, segreti e colpe che divorano l’anima di chi li ha tenuti e anche un pizzico di romanticismo. Universo unico e affascinante, personaggi strabilianti. Recensione.
  • Io non mi chiamo Miriam, Majgull Axelsson – Non so nemmeno da dove iniziare. Questo romanzo ha toccato più di una volta le corde del mio cuore facendole vibrare di dolore e vergogna. Di quali orrori è capace l’animo umano. Il linguaggio è molto semplice e forse questo rende più duro digerire la durezza di alcune scene. Questa potrebbe anche essere una storia non vera, ma è basata su fatti storici reali. E l’uomo è uno dei più grandi cattivi che sia mai stato creato. L’Olocausto è solo il tema principale del libro in cui si dà importanza al peso di dover mantenere un segreto come la propria identità per tutta la vita o la difficoltà di dare fiducia e di scegliere a chi darne. Ve lo consiglio tantissimo, a me ha spezzato il cuore. Recensione.
  • L’apprendista assassino, Robin Hobb – Grazie a Sam di Samsnonsense ho conosciuto la scrittrice e ho acquistato due suoi libri prima di capire che non dovevo partire da quelli. Così ho recuperato il suo primissimo romanzo che fa parte della saga dei Lungavista e l’ho amato. Fantasy, assassini, pirati, intrighi politici, misteriose malattie. Robin Hobb potrebbe diventare una delle mie autrici preferite. Con l’anno nuovo ve ne parlerò meglio in una recensione. (Gratuito su amazon per kindle)

Possiamo considerare questa come una TOP 5: i libri migliori che ho letto quest’anno. Quali sono i libri che vi sono rimasti nel cuore? Avete scoperto qualche nuovo autore di cui vi siete “invaghiti”?

Con questo articolo concludo la rubrica sul bilancio delle letture di quest’anno. Ho letto tanti libri mediocri, molti libri mi hanno deluso, ma tanti altri mi hanno sorpresa e qualcuno mi ha letteralmente scaldato/spezzato il cuore. Nel complesso un bell’anno! Colgo l’occasione per augurarvi un sereno anno nuovo e che sia per voi un anno pieno zeppo di libri!

Link utili:

Bilancio di letture 2017 #1 – Disappointing books

Bilancio di letture 2017 #2 – Surprising books

Bilancio di letture 2017 #3 – Worst Books

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BILANCIO LETTURE 2017 #3 – WORST BOOKS

Mi scuso moltissimo per l’assenza degli ultimi giorni, MA diamo la colpa alle feste che ci rende dei bradipi ciccioni e sonnolenti e alla connessione che funziona a singhiozzi. Questi due motivi mi hanno portata a sospendere momentaneamente il progetto del bilancio di lettura. Nel caso ve li siate persi, cliccando qui raggiungerete un posto un po’ triste che racchiude tutti i libri deludenti che ho letto quest’anno, ma cliccando qui potrete sorridere e prendere spunto per le vostre papabili future letture grazie a tutti quei libruncoli che sono stati capaci di sorprendermi. Oggi invece cavalchiamo il mantra della mia vita con quei libri brutti, che ho considerato una perdita di tempo e che possiedono tutti i difetti che non tollero in un romanzo: il mai una gioia, insomma.

  • L’estate dei segreti perduti, E. Lockhart – L’hype è una brutta bestia, un Ashwinder pronto ad incendiare le basi di legno del magnifico castello che ti sei costruito prima di impugnare il libro. Io l’ho recuperato gratuitamente al Salto 2017 e se l’avete comprato mi dispiace per voi. Not good at all. Si legge velocemente, la scrittura è sbrigativa e approssimativa e la trama decolla solo alla fine con un colpo di scena che in realtà è prevedibile.
  • Bees – La fortezza delle api, Laline Paull – Consigliata, interessante. Sale sul podio dei libri brutti per gusto personale. La protagonista è un ape unica nel suo genere, anomala. La scrittura della Paull non è nelle mie corde e la trama prende una piega tetra e inquietante in cui l’alveare passa da una comunità operaia produttiva e super organizzata in una setta in cui le api più forti e sagge prendono il sopravvento sulle caste più deboli avviando la distruzione dell’alveare stesso. Sì, il libro parla di api.
  • Il verdetto dei dodici, Raymond Postgate – Giallo giudiziario famoso e apprezzato (da tutti tranne che da me) al punto da rientrare spesso nelle collection di crime. Se avete in mente Agatha Christie o Arthur Conan Doyle, mi rincresce dirvi che non è quel tipo di giallo. Non rimarrete incollati al libro e non ci saranno mirabolanti scoperte, men che meno indizi disseminati tra le pagine. Conosciamo già l’identità dell’assassino e la storia si focalizza molto di più sui giurati, su cosa li lega all’assassino e a che cosa li porta alla loro decisione definitiva.
  • La stagione della falce, Samantha Shannon – Noto ai più come The Bone Season è stato ribattezzato The Boring Season. L’universo ha del potenziale, ma come in tutti gli young adult non esplode. Incredibile il talento dell’autrice nel creare un mondo che sia al contempo pieno zeppo di dettagli inutili al fine della storia e incredibilmente vago. I personaggi sono piatti e insipidi e la storia d’amore è forzata e inesistente. Tutto molto dimenticabile. Recensione.

Queste erano tutte le non-gioie di quest’anno. Devo dire che sono stata brava a intercettare le possibili fregature e in questo elenco ne sono finite pochissime. Quali libri avete detestato con tutta la vostra anima?

Vi ricordo che partecipo al Programma di Affiliazione Amazon e che se usate i link trabocchetto per accedere al portale e fare i vostri acquisti, riceverò una minuscola commissione che non andrà ad intaccare voi, ma il colosso.

Vi informo poi, che è disponibile anche la mia pagina facebook, se vi fa piacere iscrivetevi, ne sarei felicissima!

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BILANCIO LETTURE 2017 #2 – MOST SURPRISING BOOKS OF THE YEAR

Come promesso, ecco il secondo articolo di quattro che ho deciso di dedicare al bilancio delle mie letture. Se vi siete persi il primo, cliccando qui verrete rimandati al post in cui vi parlo dei libri che mi sono piaciuti, ma che per un motivo o per un altro mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca. In questo post invece leggerete di quei libri per cui avevo aspettative molto basse e invece si sono rivelati molto piacevoli, sorprendenti.

  • Red Rising, Pierce Brown — Si tratta di una delle ultissime letture di quest’anno che ho affrontato quasi arrendendomi all’idea che ancora una volta fossi stata trascinata dall’hype generato dai social media. Se è finito in questa categoria è perché mi sono ricreduta. Red Rising è uno young adult distopico, con tutti gli elementi tipici del genere (nonché i clichés), che pur non presentando elementi innovativi, ha dalla sua parte molta imprevedibilità che rinnova l’interesse del lettore e lo incuriosisce. Pierce Brown è stato in grado di creare un universo ben curato e il sistema di caste in cui ha diviso i suoi abitanti è sicuramente interessante. (Recensione)
  • Il serprente dell’Essex, di Sarah Perry —L’acquisto di questo libro è stato dettato puramente dalla copertina bellissima e ammaliante come la storia che contiene. La trama si basa una credenza popolare del diciassettesimo secolo che la Perry ricolloca più tardi nel fittizio villaggio di Aldwinter (Essex) sotto le sembianze di un fantomatico serpente leggendario. La storia è punteggiata di scomparse e misteriose morti attribuite alla creatura e rappresenta benissimo lo scontro tra scienza e religione, tra superstizione e fede. Si legge in brevissimo tempo, i personaggi sono eccezionali, così come gli importanti accenni storici e politici e alle grandi scoperte che caratterizzarono l’era Vittoriana così come l’ossessione per l’occulto e il soprannaturale. I paesaggi descritti sono pittoreschi, quasi surreali e l’elemento mistico la fa da padrone.
  • L’ombra dello scorpione, Stephen King — Dopo i molti bassi che hanno caratterizzato il mio rapporto con Stefano Re, finalmente un altissimo, levissimo, purissimo. Un viaggio intenso e lungo 929 pagine in un mondo post-apocalittico in cui bene e male si combattono costantemente. (Recensione)
  • Mistborn, Brandon Sanderson — Adult fantasy a livelli altissimi. L’aspettativa che mi ero creata per Brandon Sanderson è stata altamente ripagata. In alcune parti il libro è un po’ lentino, ma la trama non è banale, il mondo costruito è fantastico e il sistema magico basato sul controllo dei metalli è unico. Sicuramente continuerò con la serie e leggerò qualcos’altro di suo.
  • L’insana improvvisazione di Elia Vettorel, Anemone Ledger — Unico libro di un’autrice emergente che ho letto quest’anno, si tratta di un thriller psicologico ben costruito, quasi una fiaba dark che riprende le migliori tradizioni del genere in cui la follia fa da filo conduttore per tutto il romanzo. (Recensione)
  • The monstrumologist, Rick Yancey — Un teen young a tinte horror narrato con l’espendiente del diario e ricchissimo di azione. Si viene risucchiati nella storia attraverso il diario personale del protagonista e tutto questo ha l’effetto di dare veridicità al fantastico e di coinvolgere il lettore. Vi farà pizzicare la pelle e venire i brividi e a tratti lo troverete raccapricciante, ma ne vale la pena! (Recensione)

Questi erano tutti i libri che mi hanno piacevolmente sorpresa quest’anno. C’è qualche libro per cui avevate aspettative basse e vi ha invece colpito e costretto a riconsiderare l’autore e i vostri pensieri in merito? Fatemelo sapere in un commento! A presto!

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BILANCIO LETTURE 2017 #1 – MOST DISAPPOINTING BOOKS OF THE YEAR

Il calendario e le scadenze mi avvertono che anche quest’anno sta per finire, quindi munita di carta e penna ho tracciato un piccolo bilancio di lettura. Voi come tenete traccia dei libri che leggete? Per lo più io utilizzo Goodreads, semplice, intuitivo e comodo, per ricordare quali e quanti libri ho letto, ma soprattutto quanto e perché mi sono piaciuti o no. Partecipo sempre alla Goodreads Challenge, ma a differenza delle precedenti edizioni in cui settavo il mio goal troppo in alto, per questo 2017 avevo pensato di leggere meno libri e meglio, perciò sono stata in grado di soddisfare la challenge alla grandissima (64/60! probabilmente riuscirò a leggere ancora un paio di libri). Ovviamente, con un numero così alto di libri, aspettarsi che tutti ci piacciano è irrealistico. Ispirata dai video di BookswithEmilyFox (booktuber franco-canadese i cui gusti rispecchiamo molto i miei) ho deciso di creare – in quest’ultima settimana – quattro post differenti in cui vi parlo rispettivamente dei miei libri più deludenti, libri che mi hanno sorpresa maggiormente, libri più brutti e libri migliori di questo 2017. Direi bando alle ciance e cominciamo subito dai libri che mi hanno delusa. Premessa: i libri che rientrano in questa categoria sono assolutamente godibili e mi sono piaciuti, solo che per un motivo o per un altro non sono stati all’altezza delle mie aspettative.

  • A little life, Hanya Yanagihara — Un libro tristissimo, dai temi molto potenti, dalla prosa efficacie e affatto complessa. La Yanagihara non è affatto una stupida e riesce a carpire l’attenzione del lettore per oltre 700 pagine gettando i semi del tormento e della sofferenza tra una pagina e l’altra senza spiegare in modo troppo dettagliato da cosa questi derivino, piccoli morsi che ti lasciano l’acquolina in bocca e ti portano a seguire il profumo fino al fornello della cucina dove il pentolone di incidenti e catastrofi sembra sempre lì lì per essere servito. Uno dei punti forti è caratterizzato dalla diversità nel romanzo: mescolanza di razze, sesso e sessualità. Il romanzo però manca di plausibilità e se colpisce il lettore con tutte le insicurezze che lo interessano durante l’arco di tutta una vita, d’altro canto non lascia spazio per la redenzione e la comprensione. Ho interpretato A little life come un elogio al fallimento inaccettabile. Il libro mi è piaciuto, ma mi aspettavo qualcosa di più! (Recensione)
  • Plutona, Jeff Lemire e Emi Lenox — Una graphic novel interessante e di grande intrattenimento. C’è un mistero che vi tiene incollati alle pagine fino a quando capirete che non porterà ad una vera conclusione. Avrei apprezzato di più se la fine non fosse stata così netta, se si fossero analizzati un po’ meglio i risvolti psicologici che hanno interessato i diversi personaggi. (Recensione)
  • It, Stephen King — [Dopo un linciaccio di massa…] Nessuno mette in discussione che sia un romanzo complesso dalle tematiche altrettanto complesse, ma probabilmente ho posto le mie aspettative talmente in alto che ne sono rimasta immancabilmente delusa. Col senno di poi, credo che It avrebbe potuto essere un libro molto più godibile anche 400 pagine in meno. È pieno di scene inutili al fine della trama e ho odiato le violenze gratuite. Ma ciò che più mi ha disturbato è una scena in particolare, QUELLA SCENA. Spoiler alert: una gang-bang a undici anni non me la spiego. (Recensione)
  • Throne of glass, Sarah J. Maas — Qui ammetto di essermi fatta trascinare dall’hype che il libro riceve tuttora su Youtube, sia da booktuber americani che italiani. Assassini? I’m all for it. E invece no. Tutto mi ha delusa: dalla trama che è molto simile a quella di un qualsiasi altro ya, alle tonnellate di clichés, al triangolo amoroso, ai personaggi. La protagonista che viene sempre descritta come forte e combattiva, non dimostra poi effettivamente di esserlo. Per essere un’assassina, insomma, ecco, non sembra poi così pericolosa. Sempre bisognosa di conferme, di aiuti esterni e io boh i can’t. Insomma bella l’idea, peccato per l’esecuzione.
  • David & Goliath, Malcom Gladwell — DFN. Ho iniziato questo libro di nonfiction perché l’idea di fondo mi entusiasmava parecchio. Tratta di come i più deboli possono essere in grado di sconfiggere i più forti, i piccoli i più grandi pensando fuori dagli schemi e adottando diverse strategie. Lo stile di scrittura non mi ha fatto impazzire e la lettura procede molto lenta. Tuttavia, penso di ridargli una possibilità quando sarò più predisposta e motivata.
  • Il cerchio, Dave Eggers — Temi attualissimi e spaventosi sulla società dei social che ci riguarda da vicino. Come per molti libri citati in questa categoria: buona l’idea, pessima l’esecuzione. Personaggi piatti, scialbi, banali e noiosi che prendono decisioni molto discutibili. Trama prevedibile. (Recensione)

Avete letto qualcuno di questi libri? Quali sono stati i libri per cui le vostre aspettative incredibilmente alte sono state brutalmente abbassate facendovi ritenere il libro una delusione? Fatemelo sapere in un commento, sono curiosissima!

 

 

 

Colgo l’occasione per ricordarvi che sono nel Programma di Affiliazione Amazon e se per i vostri acquisti accedete al portale tramite uno dei qualsiasi link disseminati negli articoli, Amazon mi darà una piccola percentuale (del suo immenso capitale e noi dei soldi che spendete voi!!!) che a lungo termine servirà anche ad alimentare il blog!

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